Nuova interrogazione parlamentare in merito al ritardato pagamento del “Trattamento di fine servizio” per i dipendenti pubblici.

In data 30 ottobre 2018 è stata presentata una interrogazione a risposta scritta (n.4/01504), firmata dall’Onorevole Salvatore Deidda, del Gruppo Fratelli d’Italia, in merito ad eventuali iniziative del Governo per consentire il superamento della disciplina emergenziale, a suo tempo adottata, relativa al pagamento del “Trattamento di fine servizio”, adeguando la normativa ai principi costituzionali.

TESTO DELL’INTERROGAZIONE

DEIDDA, FERRO, GEMMATO, CARETTA, RIZZETTO, TRANCASSINI, DONZELLI e LOLLOBRIGIDA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

la liquidazione del Trattamento di fine servizio per i dipendenti del comparto difesa e sicurezza, a far data dal 2014, è disposta dall’Inps, nei seguenti termini: a) 105 giorni, in caso di cessazione per inabilità o decesso; b) 12 mesi, in caso di raggiungimento dei limiti di età, o anzianità massima contribuiva, nonché per decorso del termine finale stabilito nel contratto; c) 24 mesi, in caso di dimissioni volontarie, con o senza diritto a pensione, licenziamento o istituzione dall’impiego;

l’Inps può ritardare, di ulteriori 3 mesi, l’incasso finale del Trattamento di fine servizio, a decorrere dal 1o gennaio 2014, per importi superiori ad euro 50.000,00, deve disporne il pagamento rateale, mentre, precedentemente, ai sensi dell’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1032 del 1973, il medesimo trattamento veniva liquidato immediatamente, in unica soluzione, alla cessazione del rapporto di lavoro;

tutti gli interventi normativi adottati in tale ambito, con la finalità di contenere la spesa pubblica, sono stati sottoposti al vaglio della Corte costituzionale, la quale – pur non pronunciandosi nel merito, esclusivamente perché i ricorrenti si trovavano ancora in servizio – ha comunque sottolineato la rilevanza della questione (cfr. sentenza n. 7 del 2014);

la Consulta (sentenza n. 178 del 2015) – in tema di congelamento degli adeguamenti retributivi al pubblico impiego – ha sancito l’illegittimità di disposizioni restrittive dei diritti soggettivi dei dipendenti per un tempo esageratamente lungo e/o indefinito, adottate al solo fine del contenimento della spesa pubblica e ha stabilito che, dunque, le stesse disposizioni avrebbero dovuto avere un’efficacia limitata nel tempo, mentre, allo stato, risultano ancora in vigore;

la citata ratio legis (contenimento della spesa) appare la medesima che ha determinato la modifica della disciplina recante le modalità di pagamento del Trattamento di fine servizio disciplina che, anche in questo caso, avrebbe dovuto essere limitata a un arco temporale ristretto e che, invece, ha assunto il carattere della definitività, con la limitazione dei diritti soggettivi degli appartenenti al comparto difesa e sicurezza, in violazione dei principi sanciti dagli articoli 2, 3, 36, 53 e 97 della Costituzione –:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopraesposti e quali iniziative di competenza intenda assumere per consentire il superamento della disciplina emergenziale, a suo tempo adottata, adeguando la normativa in questione ai principi costituzionali suindicati. (4-01504)

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