Le sostanze psicoattive e le tossicodipendenze: iniziamo a parlare un linguaggio comune. Di Massimiliano Salce

Le sostanze psicoattive e le tossicodipendenze  iniziamo a parlare un linguaggio comune.

(prima parte)

di Massimiliano Salce*

Abstract :la recente sentenza della Corte di Cassazione ha dichiarato non commerciabili i prodotti a base di cannabis. Gli operatori di polizia hanno a che fare , per motivi di servizio , con le sostanze stupefacenti. Come funzionano esattamente queste sostanze ? Soprattutto quali sono le reazioni dell’organismo umano? Cosa è la dipendenza ? Cosa è la tolleranza ? Necessità di usare termini univoci e appropriati.

L’attività di polizia porta gli operatori del settore a doversi relazionare con chi usa sostanze stupefacenti. L’aspetto sostanziale ed unico di questo rapporto è l’applicazione di una misura coercitiva o ablativa.

Nel contatto (azione di polizia) però possono insorgere problemi o , se non problemi , la necessità di gestire la persona o le persone che fanno uso di sostanze stupefacenti. E questo avviene sempre. Ma come funziona una sostanza stupefacente ? Che differenza c’è tra cannabis indica, sativa e ruderalis ?

Conoscere quindi gli aspetti degli effetti delle droghe sull’individuo, senza pretesa di sconfinare in campi che non ci competono , può aiutare e suggerire iniziative onde proseguire al meglio nell’attività di polizia, con la salvaguardia dell’incolumità di tutti i coinvolti o gestire al meglio situazioni potenzialmente drammatiche od anche letali, soprattutto in caso di chiamate al numero 117 o dei normali servizi su strada.

E’ opportuno , evidentemente e comunque , ricordarsi di chiedere l’intervento del 118 già laddove si dovessero osservare criticità fisiche o psichiche del soggetto coinvolto, per il semplice motivo che non sappiamo nulla circa la sostanza usata al momento o abitualmente e non sappiamo in quale momento degli effetti della assunzione si sta trovando il soggetto. Esempio è il caso di una depressione respiratoria se il soggetto ha usato oppioidi (di cui parleremo) che è indicativo di un ben preciso momento e storia della assunzione stessa e che potrebbe avere esiti fatali , diversamente da una astinenza alcolica in soggetto assuntore cronico che interviene in altra dinamica e con altri sintomi ed esiti (delirium tremens) o diversamente una allucinazione da psilocibina o un binge (abbuffata ) di cocaina che hanno effetti e decorso del tutto diversi dalle precedenti ed ovviamente permettono e suggeriscono una gestione completamente differente del soggetto nel corso della attività di servizio.

Una premessa : tutte queste reazioni fisiche e psichiche sono governate da neurotrasmettitori. Non è questa la sede per parlarne. Ma occorre un attimo di attenzione per capire tutto il resto del discorso.

Noi tutti funzioniamo con dei neurotrasmettitori.

Possiamo semplicemente dire che sono sostanze che permettono ai neuroni, in uno sterminato intreccio microscopico di miliardi e miliardi di collegamenti (sinapsi) nervosi , di funzionare, comunicare, attivare, disattivare aree nel cervello e in sede corporea,   alle quali corrispondono comportamenti , atteggiamenti modi di essere e reazioni fisiche. Funzionano su di un meccanismo chiave serratura. Dove la chiave è il neurotrasmettitore e la serratura è il recettore sul neurone.

Nel momento in cui leggo questo testo stanno operando neuroni e neurotrasmettitori nel mio occhio , adrenalina e noradrenalina mi permettono di reagire e attivare l’organismo in caso di conflitto a fuoco, “una buona sigaretta” libera nicotina che attiva dei recettori specifici (guarda caso chiamati proprio nicotinici) che mi fanno rilassare dopo il conflitto a fuoco, se osservo una persona afflitta da Parkinson

posso osservare quel che sta succedendo in termini di mal funzionamento o funzionamento insufficiente di un altro neurotrasmettitore e neuroni ad esso collegati che a loro volta attivano o disattivano le funzioni fisiche che io posso osservare dall’esterno. Ho fame ? Si libera un ormone detto grelina , post rilevazione dati nello stomaco,  che funziona da neurotrasmettitore e avvisa la centrale (l’ipotalamo nel cervello ) che è ora di reinserire cibo. Ogni nostra funzione è governata da queste molecole.

Immaginate in sostanza di entrare da una stanza all’altra e il vostro ingresso modifica un qualcosa in quella stanza dove siete appena entrati : le stanze sono i recettori (la soglia della porta) e i neuroni (la stanza).

Può succedere qualcosa di simpatico, qualcosa di antipatico, qualcosa di grave, qualcosa di normale. Dipende. Potreste per esempio attivare gli occupanti di quella stanza. O disattivarli. Voi siete il neurotrasmettitore che passa da una stanza all’altra. O potreste anche non riuscire ad entrare perché sulla porta ci sono altre persone (neurotrasmettitori antagonisti).  E il neurotrasmettitore  genera le suddette conseguenze, a seconda delle strutture cerebrali o periferiche dove sono innestati quei neuroni. Se innestati nell’amigdala (una piccola parte del cervello) avremo reazioni di paura, se innescati dall’ipotalamo avremo una serie di reazioni di stress ma anche sessuali e ciò di solito in relazioni a stimoli esterni anch’essi mediati da messaggi sensoriali e poi trasmessi come neuronali.  Ivi compreso il ritorno  nella stanza  precedente (ricaptazione del neurotrasmettitore con determinati effetti ). Può bastare così. Teniamo in mente i concetti,  li vedremo poco più avanti,  applicati in pratica al momento in cui parleremo delle sostanze stupefacenti perché le sostanze fanno esattamente questo. Attivano, disattivano, iperattivano , operano sui recettori dei neuroni, si sostituiscono anche a sostanze endogene che di solito lavorano con quel neurone. Così come la caffeina che assumiamo liberamente , ma non  meno pericolosamente , con ogni pausa caffè.

Proseguiamo.

Facciamo ora un po’ di chiarezza su alcuni termini usati impropriamente ma che occorre precisare perché indicano ben precise condizioni fisiologiche e mentali della persona che usa le droghe. E a queste condizioni corrispondono dei comportamenti o condizioni fisiche che possono coinvolgere l’operatore di polizia.

Usiamo spesso cioè dei termini quali dipendenza, tolleranza, overdose, astinenza e li usiamo mischiandoli erroneamente spesso tra loro o in maniera intercambiabile.

Così che non ci capiamo poi esattamente su cosa stia accadendo (nei contatti con la sala operativa) o che situazione si sta verificando davanti a noi con conseguenze circa l’avviso da dare al 118 oppure su come gestire la persona e l’emergenza di polizia. Una overdose è diversa da una psicosi tossica, come è diversa da una crisi di astinenza, come la tolleranza non equivale in realtà a parlare di dipendenza e non tutte le sostanze danno dipendenza (fisica). L’Lsd ( i cd. Acidi allucinogeni) per esempio non dà quella fisica ma fa sviluppare rapidamente una tolleranza ( sorpresi ?).

E perché è importante parlare un linguaggio comune ? Perché ognuna di queste situazioni presenta aspetti concreti, pratici che vanno gestiti in maniera diversa per chi si trovi ad intervenire di iniziativa o a richiesta ma è necessario parlare tutti lo stesso linguaggio.

Un esempio pratico: un conto è una resistenza a pubblico ufficiale di tipo cosciente, un conto è una resistenza generata da uso di cocaina con possibili esplosioni di crisi epilettiche , un conto è una resistenza causata da uso di sostanza allucinatoria. La coercizione, il trasporto della persona potrebbe creare una diversità di problemi seri e diversi tra loro, perché un conto è l’aspettarsi una crisi epilettica (da cocaina) , un conto è aspettarsi una allucinazione (da allucinogeni e/o depersonalizzanti), un conto è aspettarsi una depressione respiratoria (da oppioidi ) improvvisa. Tanto che è necessario valutare un accompagnamento in ospedale al posto di un accompagnamento in caserma (con decesso del soggetto) o attendere, perché no, il 118 sul posto, lasciando la persona sotto controllo ma senza coercizione fisica (ove il luogo lo permetta) onde non aggravare il tutto, per esempio di reazioni fisiche, in soggetto in pre fibrillazione cardiaca da uso di sostanze. Determinati neurotrasmettitori infatti attivano dei recettori sul muscolo cardiaco e lo portano ad uno stato già critico di suo. Ne sanno qualcosa, al proposito, chi assume beta bloccanti cioè bloccanti dei recettori beta onde evitare l’azione di un neurotrasmettitore endogeno che attiva un rialzo di pressione (mi perdoneranno i medici per l’uso volutamente semplice dei termini).

Droga, tossicodipendenza, tolleranza, dipendenza, psicosi tossica.

Occorre qui porre molta attenzione a quelli che sono i vocaboli in uso di gergo comune e sociale perché non sempre sono attinenti , né precisi riferendosi a questa particolare materia. Per esempio un assuntore cronico di eroina viene definito “tossico” , mentre non si usa lo stesso vocabolo per l’assuntore cronico di nicotina o di caffeina. In realtà sono tutti tossici.

Cosa è allora una droga ? Non è , in termini scientifici, ciò che ci troviamo a sequestrare e vietato dalla legge. Non solo quella. E’ una “sostanza – preparato” di origine vegetale, animale e/o artificiale che dispone di principi attivi (cioè di interferenza con i neurotrasmettitori)  ed ha effetti psicoattivi cioè modifica psicologia e attività mentale del soggetto. La nicotina che assumo liberamente è una droga ? Certo, è una droga. La caffeina, pure. Il cioccolato ? Con il suo contenuto di triptofano, aminoacido precursore della serotonina, neurotrasmettitore modulatore dell’umore ? A voi la risposta.

La tossicodipendenza ? E’ uno stato patologico, malattia sociale, cronico ad andamento recidivante che porta l’individuo ad essere dipendente dagli effetti della sostanza e che porta il soggetto ad aumentare la dose. Tossico perché ? Perché ha effetti deleteri, dipendenti sia da quantità che dal tipo, sull’organismo incidendo sui processi di intossicazione / detossificazione. Non è necessario vedere in azione gli effetti più eclatanti, come per esempio nell’uso di allucinogeni, per essere definiti tali. Tossicodipendenti lo si è spesso anche usando sostanze non vietate. Nella tossicodipendenza abbiamo aspetti inerenti: il soggetto assuntore, la sostanza, l’ambiente sociale. Non a caso si tende ad allontanare il soggetto dall’ambiente nel quale solitamente fa uso di droga perché questo ambiente ha la sua incidenza.

Tolleranza.  Spesso confusa con dipendenza. E’ uno stato dell’organismo che viene esposto ad una sostanza. Una esposizione in primis, che origina un adattamento biologico. Entrano in gioco i neurotrasmettitori.  Detto adattamento porterà ad una diminuzione della risposta reazione e quindi è richiesta, poi, maggior assunzione disponibilità.

Può essere : spontanea o acquisita.

Spontanea : è la risposta spontanea dell’organismo al primo contatto e che dipende da più fattori (sesso, età, dieta, stato di salute, ecc.). E’ vero che le donne reggono meno l’alcool? Per buona parte sì perché l’organismo femminile risponde in maniera diversa a causa di una differenza enzimatica tra uomo e donna e quindi una metabolizzazione (una trasformazione detossificante in questo caso) diversa. Dunque tolleranza spontanea diversa. Perché vi è piaciuta la prima sigaretta? O, di contro, perché non vi è piaciuta e non avete continuato a fumare?

Acquisita ( se è stato “interessante” il primo contatto): dopo il primo o i successivi pochi contatti con la sostanza si ha un adattamento biologico, cellulare, diminuisce la risposta in termini di effetti e si avrà bisogno di aumento dosi (numero e ripetizioni) per avere gli stessi effetti iniziali.

Acquisita si differenzia in acuta e cronica.

L’acuta (tachifilassi) : scomparsa degli effetti piuttosto rapida dopo le prime e ripetute somministrazioni. Per esempio : se introduco una sostanza che aumenta la liberazione di neurotrasmettitori , immaginiamo la cocaina, e questa sostanza viene ripetutamente introdotta a breve , si verifica che quelle sostanze stimolate dalla cocaina, stentano a liberarsi perché non hanno tempo di risintetizzarsi , motivo per cui si ha deplezione, uno sfiancamento, delle sostanze stesse che ovviamente hanno poi una relazione con gli effetti che provocano.

Cronica : si realizza quando il soggetto inizia ad assumere periodicamente la sostanza o le sostanze e si divide in farmacodinamica e farmacometabolica. Cosa vuol dire ?

La cronica farmacodinamica è una modifica dei recettori dei neurotrasmettitori per esempio diventano meno sensibili (ricordate l’esempio della stanza e di voi che entrate proveniendo da un’altra?) a forza di introdurre droga.

La cronica farmacometabolica : attiene al metabolismo cioè come l’organismo metabolizza trasforma la sostanza . Per esempio nel caso dell’alcool , nel fegato, viene indotto un particolare sistema, viene letteralmente attivato, che inizia a lavorare con la molecola etilica tanto da abituare l’organismo stesso a ricavare energia dalla “lavorazione” di quella molecola. Possiamo accontentarci di sapere che il principale organo che opera nel metabolismo è proprio il fegato (da cui tutti comprendiamo adesso perché l’alcool , alla lunga e in dosi massicce, rovina il fegato).

Infine abbiamo una tolleranza crociata e una inversa.

Crociata : tollerante ad una droga, l’organismo diventa tollerante anche ad un’ altra che ha caratteristiche molecolari simili (eroina-morfina) . Inversa : piuttosto strana perché il soggetto diventa più sensibile alla somministrazione successiva (è il caso della cocaina) .

Fine prima parte- segue con la dipendenza

  • Socio Associazione Sicurezza Cum Grano Salis

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