La valutazione del clima organizzativo e dello stress lavoro-correlato negli ambienti di lavoro degli operatori di Polizia sono fondamentali per migliorare la performance e prevenire l’insorgere di patologie devastanti. Di Eliseo Taverna*

Per il datore di lavoro conoscere il proprio ambiente di lavoro e valutarlo sotto ogni aspetto non solo è fondamentale ma è anche un obbligo di legge, peraltro molto stringente, in quanto in caso di omissione comporta sanzioni penali non da poco conto.

Il decreto legislativo 81/2008, infatti, all’art. 17 impone a tutti i datori di lavoro di effettuare una specifica mappatura degli ambienti di lavoro e di redigere, ai sensi dell’art.28, un preciso documento di valutazione, il DVR, insieme al responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, al medico competente e sentito il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sul lavoro.

Gli ambienti di lavoro, pertanto, anche quelli degli operatori della sicurezza e del soccorso sono senz’altro “formalmente valutati”, anche sotto l’aspetto del rischio stress lavoro correlato.

La parola stress nell’immaginario collettivo fa molto paura, ma di per sé non è una malattia, anzi in misura fisiologica costituisce un elemento fondamentale per trasmettere gli stimoli necessari all’organismo per poter affrontare gli innumerevoli impegni  che ognuno è chiamato a soddisfare ed a raggiungere gli obiettivi personali o professionali che l’individuo si è prefissato.

Il problema emerge e si fa sostanza, nel momento in cui si raggiungono livelli patologici di stress che minano,  a volte irrimediabilmente, la componente che genera stimoli positivi.

La peculiarità delle attività svolte dagli operatori di Polizia e del soccorso, connotate peraltro da turnazioni irregolari, turni notturni e festivi, straordinario emergenziale e tensione emotiva, in organizzazioni fortemente gerarchizzate, costituiscono senza alcun dubbio una miscela esplosiva che può generare nell’operatore anche patologie rilevanti, spesso latenti, che si manifestano all’improvviso sotto forma di disagio e pian piano si alimentano in modo devastante fino ad incidere non solo sulla serenità lavorativa e, quindi sulla performance, ma anche nella qualità dei rapporti familiari e relazionali.

Le peculiari attività dell’operatore, poi, che consistono nell’assistere persone ferite o a definire le dinamiche di coloro che hanno perso la vita, comunicare decessi ai familiari delle vittime, privare della libertà personale un essere umano, partecipare ad un conflitto a fuoco, partecipare ad un evento di ordine pubblico o di gestione delle grandi emergenze legate alle calamità naturali, assistere persone che hanno subìto violenze, costituiscono, insieme a quella degli operatori sanitari, una delle professioni tra le più a rischio stress lavoro correlato.

In occasione di eventi critici, connotati da particolari dinamiche, pertanto, anche l’operatore di polizia o del soccorso ha la fondamentale esigenza di “elaborare l’evento critico”, mediante un “sostegno sociale” immediato; entro poche ore, quindi, ha bisogno di stabilire una relazione d’aiuto, una voce amica ed esperta, anche di un collega, che sia in grado di far superare l’evento senza che rimangano strascichi residuali che, se sottovalutati, potrebbere lasciare “ferite aperte”.

La nostra Associazione ha posto, fin dalla sua nascita, una particolare attenzione al fenomeno e, proprio per queste ragioni, ha organizzato innumerevoli momenti di confronto pubblici, coinvolgendo operatori, psicologi, accademici ed esperti della gestione delle emergenze.

Dopo tanti momenti di confronto, che continueremo a svolgere nei prossimi mesi su tutto il territorio nazionale, abbiamo acquisito una certa conoscenza della tematica e delle esigenze che arrivano dagli ambienti  di lavoro degli operatori e che oggi ci porta a sostenere che questi ambienti di lavoro sono stati interessati senz’altro da una valutazione formale, sia sotto l’aspetto del clima organizzativo, sia sotto quello dello stress lavoro correlato.

Ma questo non basta, in quanto lascia delle sacche inesplorate e che  sono le più pericolose e potenzialmente utili a far proliferare disagi rilevanti.

Gli ambienti di lavoro degli operatori di Polizia e del Soccorso, invece, devono aprirsi fino in fondo alla valutazione dei loro ambienti, senza retropensieri e senza paure, con sistemi di rilevazione che mettano a nudo i sentimenti che vivono gli operatori e le loro condizioni, reali o percepite.

Ciò che manca, pertanto, è la valutazione generalizzata degli ambienti di lavoro, mediante la somministrazione di questionari redatti su base scientifica, ai quali il personale potrà rispondere in forma anonima e nel massimo rispetto della privacy.

I Vigili del fuoco, probabilmente per la particolarità del servizio che esercitano, hanno attivato, da tempo, delle attività di supporto psicologico anche immediato, nella contingenza del verificarsi di eventi critici, così come la Guardia di Finanza, che con un progetto fortemente innovativo, voluto dal Consiglio Centrale di Rappresentanza e condiviso dai vertici del Corpo, ha avviato da più di un anno, una somministrazione di questionari al personale elaborati con metodi scientifici, su base volontaria ed assolutamente anonima, proprio per valutare fino in fondo gli ambienti di lavoro, la percezione che ne hanno gli operatori e permettere al Corpo di attuare i necessari correttivi.

Un metodo di rilevazione fondamentale, quindi, per far emergere disagi e criticità nelle organizzazioni, che di per sé o assommate anche a problematiche che originano da altri contesti (familiari ed amicali), potrebbero sfociare in patologie devastanti.

Un sistema basato su metodologie scientifiche, in pratica, che valuti fino in fondo gli ambienti di lavoro e fornisca alla dirigenza gli elementi utili per applicare i correttivi necessari.

Allo stesso modo è fondamentale attuare pratiche e tecniche che aiutino gli operatori a superare particolari momenti della loro vita lavorativa e privata prima ancora di ricorrere allo psicologo.

Nei Paesi anglosassoni e largamente diffusa, ad esempio, lo strumento del “supporto tra pari”.

Un sistema di supporto non medico, né psicologico, pressoché quotidiano, attuato da figure istituzionalizzate e formate all’interno degli ambienti di lavoro, con  particolare empatia ed esperienza delle criticità tipiche degli specifici incarichi, in grado di stabilire relazioni d’aiuto e fornire supporto ai colleghi che stanno vivendo momenti di disagio lavorativo o familiare.

Un metodo che nel nostro Paese si sta sviluppando fortemente nelle Polizie Locali, anche grazie all’attività dell’Associazione Cerchio Blu – in soccorso dell’emergenza – con la quale la nostra Associazione ha stipulato un’apposita convenzione per svolgere sul territorio nazionale, convegni e dibattiti ed insieme alla quale ha realizzato una Help Line online, tramite la quale gli associati delle due strutture possono ricevere un primo supporto.

In altre parole, ambienti di lavoro valutati e dotati di strumenti di supporto adeguati, permettono senza alcun dubbio, di migliorare la performance lavorativa e prevenire l’insorgere di patologie devastanti.

In un recente convegno sulla tematica che abbiamo svolto, con la nostra Associazione, ad inizio mese a Milano, presso Palazzo Cusani, ed al quale hanno partecipato numerosi soci ed operatori di polizia e del soccorso, la cui organizzazione è stata fortemente stimolata e  sollecitata, a titolo privato, da alcuni appartenenti alla Guardia di Finanza: Gianni La Stella, Gaetano Insinna, Emiliano Di Segna e Felice D’Auria – che ricoprono la carica di Delegati del Consiglio di Base della Rappresentanza GdF della Lombardia – ci hanno colpito molto queste parole : “Quando vedi la gente in sofferenza, hai già perso” pronunciate dal Dottor Raffaele Latocca, Direttore dell’ Ambulatorio di Medicina del Lavoro dell’Ospedale San Gerardo di Monza e Coordinatore del Laboratorio Stress Lavoro Correlato della Regione Lombardia.

Un’espressione, dettata da anni di esperienza nel settore, che ha sintetizzato abilmente la problematica, peraltro, ponendo l’attenzione su come questa sia riconoscibile soltanto nello stadio ultimo, quello della patologia, rappresentando così innanzitutto una reale sconfitta dal punto di vista umano.

                     Eliseo Taverna – Segretario Generale Associazione Sicurezza CGS e Delegato Co.Ce.R. GdF

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