Sicurezza, legalità e giustizia sono concetti inscindibili per un Paese moderno. Di Eliseo Taverna

Oggi non viviamo la quotidianità come sempre, ma esistiamo e sopravviviamo semplicemente, perché la morte nel cuore ci ha anestetizzato gioie, voglia di divertimento e progetti di mezza estate.

In un giorno ferragostano come tanti, un destino beffardo, solleticato dall’incuria e dalla negligenza dell’uomo, ha portato morte e distruzione nella città di Genova. Oggi si sono tenute le esequie delle vittime in un clima di disperazione che si é, inevitabilmente, mescolato con la rabbia e l’indignazione.

L’ennesima tragedia annunciata che mostra la fragilità del nostro Paese.

Famiglie che oggi hanno scelto legittimamente di non condividere i funerali di Stato e di rifugiarsi, invece, nel calore dei propri luoghi d’origine, degli amici d’infanzia, di semplici conoscenti e di godere di un clima connotato da maggiore discrezione per portare l’ultimo saluto ai propri cari, mentre altre  hanno accettato, di buon cuore o meno non importa, di condividere le esequi solenni alla presenza delle massime autorità dello Stato.

Scelte legittime e da rispettare fino in fondo, ma in ogni caso tutte accomunate dallo stesso destino crudele.

Quarantatre vite spezzate drasticamente. Decine di famiglie piombate nella disperazione più profonda per la perdita di figli, mariti, padri e madri. Un’intera comunità profondamente smarrita che cerca una spiegazione logica ad una tragedia che di logico non sembra avere alcunché.

Una città sconvolta per l’ennesima tragedia. Un intero Paese indignato dinanzi ad una sciagura tanto grave quanto banale, se non altro per il solo fatto che si sarebbe potuta evitare se vi fosse stata maggiore oculatezza da parte di coloro che erano stati chiamati a vigilare su quell’opera pubblica.

Ancora una volta la sensazione o addirittura la consapevolezza di un popolo intero, che anche questa volta si tratti  di vittime innocenti, indirettamente “sacrificate” dal Dio denaro, dagli interessi più biechi e dalle speculazioni a cui la nostra società ormai si é assuefatta.

Il rimbalzo delle responsabilità, tutte ancora da accertare dalla magistratura, le polemiche politiche, la ricerca spasmodica di una spiegazione razionale sull’accaduto e l’inevitabile perdita di fiducia nelle istituzioni  non aiutano di certo a superare questo drammatico momento che, ancora una volta, ha scosso le coscienze e minato la serenità di un intero popolo.

Non sono serviti, infatti, come monito, il terremoto dell’Aquila, del centro-Italia e la tragedia di Rigopiano, né probabilmente servirà questa ennesima tragedia, ma la voglia di vivere in un Paese diverso, migliore e meno egoista é forte e si respira inevitabilmente nell’aria.

La voglia di sicurezza, di legalità e di giustizia emerge con forza dopo questo ennesimo dramma,  che vede un’intera popolazione stringersi attorno ai familiari delle vittime, nonché centinaia di soccorritori spendersi notte e giorno senza orari, senza lesinare energie nel tentativo di salvare più vite possibili, mostrando un elevato senso dello Stato ed un portato di umanità e di altruismo che dovrebbero essere da monito anche a chi non ha giurato fedeltà alla Repubblica.

*Segretario Generale Associazione Sicurezza Cum Grano Salis

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