La nostra idea di sicurezza

“LA NOSTRA IDEA DI SICUREZZA”

A quasi settant’anni dalla proclamazione della Repubblica e a più di trent’anni dall’emanazione della Legge 121 del 1981, riteniamo fondamentale e non ulteriormente rinviabile la rivisitazione del comparto sicurezza.

La situazione attuale delinea il quadro di un comparto “allargato”, composto da:

  • Forze di polizia, che si occupano di sicurezza interna;
  • Forze armate a cui compete la difesa dei confini e le operazioni di peacekeeping in territorio estero;
  • Vigili del Fuoco, impegnati nel soccorso pubblico.

Il comparto si presenta, quindi, in una veste “allargata” in ragione delle influenze derivanti da due opposte tendenze, ulteriormente evolutesi in questi decenni: da una parte la spinta verso l’integrazione con la società civile, che deve essere linea guida irrinunciabile delle Forze di polizia; dall’altro la spinta verso tendenze “separatiste”, proprie del modus vivendi delle Forze armate, che si riflette, in parte, anche nelle Forze di polizia ad ordinamento militare.

Nello specifico, il settore sicurezza propriamente inteso, appare frammentato in un numero considerevole di Corpi (Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato) a cui si aggiungono ancora le Guardie forestali delle regioni a statuto speciale, le Polizie provinciali, le Polizie locali e, per talune competenze, la Capitaneria di porto, che pur essendo parte di una Forza armata (Marina Militare) ha compiti di soccorso in mare, oltre ad una serie di competenze tipiche di una Forza di polizia.

Da tale oggettiva frammentazione, deriva una parziale efficacia dell’azione posta in essere dalle Amministrazioni del comparto, che viene resa ancor più dispersiva dall’assenza di un reale coordinamento.

A tale situazione di fatto, deve aggiungersi la circostanza che ogni Forza di polizia è chiamata ad assolvere taluni compiti in forma concorsuale rispetto alle competenze affidate in via prioritaria ad altri Corpi di polizia, circostanza che determina, in molti casi, antieconomiche duplicazioni.

Se un tempo tale scelta rispondeva all’esigenza di evitare, nell’attribuzione delle competenze, aree di controllo monopolistico, che mal si confacevano ad un Paese che faceva ancora i conti con una fisiologica immaturità dell’assetto democratico, a settant’anni dalla nascita della Repubblica tale scelta sembra del tutto anacronistica ed esclusivamente foriera di disfunzioni che determinano, da un lato, un disvalore nel servizio offerto ai cittadini, dall’altro costi esorbitanti e spreco delle risorse umane.

A nostro av-viso, quindi, una eventuale riforma del comparto deve prevedere una revisione dei compiti delle singole Forze di polizia che eviti sovrapposizioni e duplicazioni e che contempli, laddove possibile, fusioni ed unificazioni sostenibili, che razionalizzino il settore, eliminando sovrapposizioni a cominciare dalle funzioni amministrative e dai centri di costo da ricondurre ad una gestione unica interforze.

Le Forze di polizia, quindi, convertite in Corpi ad ordinamento civile e fornite di un modello unico di rappresentanza sindacale, dovrebbero trovare allocazione naturale sotto la dipendenza generale del Ministero dell’interno, a cui dovrebbe aggiungersi una dipendenza funzionale per l’impiego, l’analisi degli obiettivi, i carichi di lavoro ed il controllo dei risultati raggiunti, dai Ministeri di rispettiva competenza ratione materiae.

Nell’attuale previsione e numero delle Forze di polizia, tali dipendenze dovrebbero dunque essere:

  • Ministero dell’interno per le Polizie a competenza generale (Polizia di stato ed Arma dei carabinieri);
  • Ministero dell’economia e delle finanze per la Guardia di finanza,
  • Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali per il Corpo forestale dello Stato.

Collocazione a parte merita invece la Polizia penitenziaria, dovendo quest’ultima dipendere esclusivamente dal Ministero della giustizia, come disciplinato da una Direttiva della Comunità europea che impone che la polizia deputata alla custodia dei cittadini privati della libertà personale debba essere diversa da quelle che operano gli arresti.

Un discorso ad hoc va fatto per la Capitaneria di Porto che essendo articolazione della Marina Militare (quindi di una Forza Armata) dovrebbe, a nostro av-viso, svolgere esclusivamente compiti di soccorso in mare in concorso, all’occorrenza, con i nuclei SAF dei Vigili del fuoco, privandola di funzioni tipiche di Polizia che attualmente esercita.

Non sfugge a nessuno, peraltro, come da qualche anno i Governi che si sono succeduti abbiano continuato a finanziare con cifre vicine ai sessanta milioni di euro l’anno, l’operazione “strade sicure” che impiega personale militare delle Forze Armate in servizi tipici di polizia, per lo svolgimento dei quali occorre, a garanzia del cittadino, una specifica forma mentis ed una diversa formazione addestrativa. Per le stesse ragioni bisognerà rivedere, quindi, l’attuale modello di assunzione del personale delle Forze di polizia che prevede il reclutamento da personale delle Forze armate.

Da tale analisi, pur estremamente sintetica, del quadro caratterizzante il comparto, emerge chiara la necessità di perseguire obiettivi di razionalizzazione delle risorse economiche ed umane, al fine di assicurare più elevati standard di sicurezza connessi ed adeguati alle mutevoli situazioni geopolitiche mondiali.

La rivisitazione strutturale del comparto sicurezza dovrà, quindi, definire chiaramente gli ambiti e le competenze di ogni singola Forza di polizia, delineando in modo chiaro e netto anche l’apporto, concorsuale e straordinario, che le Forze armate potranno dare.

Tale contributo dovrà comunque essere limitato, quindi, esclusivamente ai casi connotati dall’estrema necessità, prevedendo esclusivamente servizi di vigilanza degli obiettivi sensibili ed escludendo competenze peculiari delle Forze di polizia (funzioni tipiche della P.G.: arresti, perquisizioni) che abbiano riflessi sul cittadino.

 

Sicurezza Cum Grano Salis

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