Legittima difesa. “far fuoco su persone in fuga è un crimine sia per chi salta il muro di Berlino, sia per chi fugge dall’abitazione altrui” – di Piercamillo Davigo

Nel corso degli approfondimenti che abbiano inteso avviare sul tema della legittima difesa, sono emersi interessanti aspetti di carattere giuridico.

Agli articoli sin qui pubblicati, si aggiunge il pensiero di un autorevole Magistrato, quale il dott. Piercamillo Davigo, già Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati dall’aprile 2016, per la durata di un anno. Attualmente ricopre il ruolo di Presidente di Sezione presso la Corte Suprema di Cassazione.

Dai primi anni ottanta, quando svolgeva le funzioni di Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, si è occupato prevalentemente di reati finanziari, societari e contro la Pubblica Amministrazione.

Negli anni novanta ha fatto parte del pool di magistrati impegnati nella difficile e delicata indagine nota come “Mani pulite”. Successivamente è divenuto Consigliere della Corte d’Appello di Milano

Ha scritto vari libri di taglio prevalentemente scientifico.

Ringrazio il dott. Davigo per il suo contributo al confronto dialettico che l’Associazione ha avviato su questa tematica.

Guglielmo Picciuto – Segretario Nazionale Associazione Sicurezza Cum Grano Salis


 

È singolare che in Italia si discuta da tempo della modifica dell’esimente della legittima difesa.

La disciplina della difesa legittima, originariamente prevista dal codice penale del 1930, era stata dettata durante un’epoca autoritaria e nel contesto di un diritto penale severo. Appare sorprendente che il legislatore dell’Italia repubblicana che per decenni ha ammorbidito la normativa introdotta nell’epoca fascista, riducendo di fatto le pene e la loro concreta esecuzione, voglia estendere l’uso di armi da parte di privati nei confronti degli autori di reati.

Anche a prescindere dalle facili critiche mosse al disegno di legge che tende ad allargare ulteriormente l’uso di armi in tempo di notte, le intenzioni di coloro che chiedono un ampliamento dei casi di legittima difesa muovono da due presupposti, uno di fatto ed uno di diritto, entrambi errati.

Il presupposto di fatto errato è che la disciplina attuale non abbia tutelato a sufficienza le vittima di ingiuste aggressioni, in ragione dei procedimenti penali aperti nei confronti di coloro che in tale veste abbiano fatto uso di armi.

L’errore di fatto consiste da un lato nel non considerare che, nella maggior parte dei casi, si tratta di atti dovuti sulla base del vigente codice di procedura penale, in ragione delle garanzie previste quando si debbano compiere atti garantiti, sicché è inevitabile l’invio di informazione di garanzia se, ad esempio, si deve disporre autopsia. Quando invece è stata esercitata l’azione penale con richiesta di rinvio a giudizio, l’esame dei casi concreti consente di rilevare che si tratta per lo più di uso di armi nei confronti di persone in fuga, quindi quando l’aggressione era cessata.

Questo porta all’errore di diritto.

Non è consentito infatti estendere la legittima difesa all’uso di armi su persone in fuga se l’aggressione è cessata e non vi sono diritti da tutelare.

Dopo la riunificazione della Germania sono state applicate le leggi della Repubblica Federale anche alla parte orientale e questo ha portato all’incriminazione per omicidio dei dirigenti della Polizia popolare che avevano dato ordine di fare fuoco su coloro che fuggivano in Occidente. I condannati per tali omicidi avevano fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo lamentando la violazione del divieto di applicazione retroattiva della legge penale.

La Corte di Strasburgo ha respinto i ricorsi per la ragione che la Convenzione EDU, nello statuire il divieto di retroattività della legge penale, chiarisce che ciò non impedirà la punizione di comportamenti che sono considerati crimini dalle leggi dei paesi civili.

Ne consegue che far fuoco su persone in fuga è considerato crimine dalle leggi dei paesi civili e ciò vale sia per chi salta il muro di Berlino, sia per chi, dopo aver cessato l’aggressione fugge dall’abitazione altrui.

Inoltre la Convenzione EDU stabilisce che la vita delle persone è protetta dalla legge.

Queste valutazioni dovrebbero essere sufficienti ad indurre il legislatore nazionale a riflettere meglio sulle modifiche normative ipotizzate.

Tuttavia vi sono anche considerazioni buon senso e prudenza.

Il messaggio di un più facile uso di armi da parte degli aggrediti avrebbe, come conseguenza prevedibile, che coloro che compiono aggressioni possano mettere in conto di dover a loro volto fare fuoco, con probabile aumento di omicidi, tanto più che non basta che una vittima sia armata perché sappia anche difendersi.

In definitiva è bene che le armi siano usate da coloro che sono stati addestrati ad usarle, come gli appartenenti alle Forze dell’ordine.

dott. Piercamillo Davigo

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