La Finanza chiede le tasse agli spacciatori. Da AdnKronos.

Pubblicato il 12 dicembre 2017

I proventi illeciti, “qualora non sequestrati né confiscati”, costituiscono, “per il soggetto che li ha conseguiti, reddito imponibile, facendo sorgere a suo carico i connessi obblighi contabili e obblighi dichiarativi”. E’ il principio-base che la Guardia di Finanza applica nelle operazioni di servizio, come ad esempio quella effettuata nei giorni scorsi dalle fiamme gialle di Gela (Cl), che ha tassato i guadagni realizzati da alcuni spacciatori di droga. Al tema della fiscalità della ricchezza illecita è stato dedicato uno specifico capitolo del ”Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali”, diramato ai reparti il 4 dicembre, che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2018.

Sul piano generale, con le istruzioni contenute nel nuovo Manuale, la Guardia di Finanza ha inteso “rafforzare la propria proiezione investigativa, valorizzando appieno il ricorso alla combinazione fra tecniche d’indagine di polizia economico-finanziaria e metodologie investigative proprie delle attività di polizia giudiziaria e favorendo la circolazione delle evidenze probatorie dalle ispezioni fiscali alle investigazioni negli altri segmenti della missione istituzionale del Corpo e viceversa”.

Più in particolare, “la disposizione sub 2. stabilisce che i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo, se non già sottoposti a sequestro o confisca penale: devono intendersi ricompresi nelle categorie di reddito di cui all’art. 6, comma 1, del T.U.I.R., se in esse classificabili; sono determinati secondo le disposizioni previste per ciascuna categoria reddituale.

Dall’esame della normativa emerge che l’unica deroga all’imponibilità dei proventi di fonte illecita è rappresentata dall’ipotesi in cui il contribuente ne sia stato spossessato a seguito di un provvedimento di sequestro o confisca, “sempreché l’esecuzione della misura ablatoria sia intervenuta nello stesso periodo d’imposta in cui è maturato il possesso delle somme”.

L’aggressione, anche sul piano fiscale, dell’impresa criminale, per la Guardia di Finanza costituisce “un obiettivo di carattere strategico proprio in ragione della sua prioritaria funzione di polizia economico-finanziaria, oltre che di polizia giudiziaria a competenza generale”.

Il Corpo, “muovendo da un patrimonio di competenze e capacità maturate sia nelle investigazioni di polizia economico-finanziaria sia nelle indagini di matrice penale, rappresenta, pertanto, un imprescindibile presidio contro l’accumulo di ricchezze di origine illecita e la diffusione di manifestazioni di doppia economia. In tale ambito, nel nuovo Manuale sono state fornite ai Reparti puntuali indicazioni operative”.

 

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