Interrogazione parlamentare in tema di suicidi tra gli appartenenti alle Forze dell’Ordine.

In data 20 dicembre 2017 è stata presentata una interrogazione a risposta scritta (n.4/08780), firmata dalla Senatrice Ivana Simeoni (prima firmataria), del Gruppo Misto, in merito al fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti alle Forze di Polizia, all’incidenza del fenomeno per l’anno 2017, alle iniziative in materia di prevenzione e gestione del disagio psichico ed alla eventuale promozione di uno studio al fine di risalire alle eventuali cause, elaborare ed individuare percorsi di sostegno adeguati ed infine contenere, con il fine ultimo di debellare, il tragico fenomeno.

TESTO DELL’INTERROGAZIONE

SIMEONI, VACCIANO, MUSSINI – Ai Ministri dell’interno, della giustizia, della difesa e dell’economia e delle finanze – Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

i suicidi presso gli appartenenti alle forze dell’ordine rappresentano un fenomeno noto ormai da diversi anni e, ad oggi, l’unico osservatorio esistente in Italia che diffonde i dati e attesta l’entità del fenomeno è l'”Onsfo”, Osservatorio nazionale dei suicidi nelle forze dell’ordine, promosso dall’associazione non profit “Cerchio Blu”;

all’analisi dei dati raccolti nell’intervallo temporale 2009-2014 emergono: 62 suicidi presso la Polizia di Stato; 92 nell’Arma dei Carabinieri; 45 nella Guardia di finanza; 47 nel Corpo di Polizia penitenziaria e 8 nel Corpo forestale dello Stato. La quasi totalità dei fenomeni ha interessato individui di sesso maschile e, nell’80 per cento dei casi, l’arma impiegata è stata la pistola d’ordinanza;

il dato è fortemente allarmante: nell’ultimo quinquennio il trend è apparso addirittura peggiorato ed in particolare desta seria preoccupazione il numero dei suicidi occorsi presso l’Arma dei Carabinieri, ove il tasso registrato supera di circa 4 volte la media italiana;

diversi rappresentanti del Governo e dei Dicasteri interessati sono stati reiteratamente interrogati sul fenomeno; nel settembre 2016, il sottosegretario di Stato Manzione ebbe a dichiarare, con riferimento al periodo in esame, che “Per quanto concerne la Polizia di Stato, nel periodo in esame, si sono registrati 62 suicidi, di cui tre hanno riguardato personale di sesso femminile. L’età media dei soggetti coinvolti è di quarantaquattro anni. Per quanto riguarda le modalità, in 50 casi è stata utilizzata la pistola di ordinanza, in quattro casi un altro tipo di arma, mentre i restanti otto eventi hanno avuto corso con altre dinamiche. Quanto all’Arma dei carabinieri, nello stesso periodo di riferimento, si sono registrati 92 eventi, di cui solo uno ha riguardato una donna. L’arma da fuoco è stata utilizzata in 80 casi. L’età media dei soggetti coinvolti oscilla tra i circa trentanove anni nel 2014 e i circa quarantaquattro anni del 2012. Il dato riferito alla Guardia di finanza è di 45 casi di suicidio riguardanti solo personale di sesso maschile, con un’età media di circa quarantaquattro anni. In 41 casi è stata utilizzata l’arma di ordinanza, in 4 casi l’evento si è verificato con modalità diverse. Nel Corpo di Polizia penitenziaria si sono registrati 47 eventi, tutti riguardanti personale di sesso maschile. In merito alle modalità, 30 suicidi sono avvenuti con arma di ordinanza e due con arma personale, mentre gli altri 15 casi hanno avuto dinamiche diverse. L’età media dei soggetti coinvolti è di circa quarantatré anni. Con riferimento al Corpo forestale dello Stato, sono stati accertati otto suicidi, di cui sei hanno riguardato uomini e due donne, tutti eseguiti con l’arma di ordinanza. L’età media dei soggetti coinvolti è ancora una volta di quarantaquattro anni”; aggiungendo altresì che il miglioramento delle condizioni lavorative e di vita del personale in forza al Corpo di Polizia avrebbe rappresentato uno degli obiettivi prioritari dei Dicasteri competenti, mediante l’attivazione di “numerose iniziative in materia di prevenzione e gestione del disagio psichico nel personale della Polizia di Stato e di sostegno in occasione di eventi critici e ad alto impatto emotivo anche non inerenti ad attività di servizio”;

considerato che:

il fenomeno dei suicidi presso gli appartenenti alle forze dell’ordine, nonostante sia stato denunciato più e più volte, continua ad occupare le pagine di cronaca dei quotidiani e altri mezzi di informazione e nessuna misura di prevenzione è stata intrapresa per arginare concretamente una tragedia che si perpetra senza soluzione di continuità, in particolar modo in seno all’Arma dei Carabinieri;

si renderebbe, oltremodo desiderabile che lo stato psicologico di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine sia costantemente monitorato, e non solo all’atto dell’arruolamento, ma lungo tutta la loro carriera; monitoraggio che, tuttavia, al momento appare pressoché inesistente;

gli interventi delle forze dell’ordine spesso si affiancano ad episodi più o meno prolungati e costanti di stress da lavoro, accompagnati, inoltre, da problemi economici o familiari, alimentando in tal modo la percezione che lo Stato non si adoperi a sufficienza per proteggere la salute psicofisica di coloro che sono dediti alla sicurezza dei cittadini e del Paese;

invero, l’azione del personale votato ad intervenire sovente in situazioni ad alto contenuto emotivo non può che condurre lo stesso ad uno stato di stress cronico, nonché di logoramento emotivo. A riguardo, sono stati condotti numerosi studi scientifici che hanno evidenziato la sussistenza di una maggiore correlazione al fenomeno dei suicidi, proprio in quelle istituzioni caratterizzate da un elevato grado di controllo sul personale e, per contro, ridotta autonomia decisionale e libertà di movimento; peculiarità tipiche delle istituzioni militari, ovvero militarizzate quale potrebbe intendersi l’Arma dei Carabinieri. In base ai citati studi, in questo tipo di istituzioni rigidamente strutturate, il suicidio non avrebbe una vera valenza psicopatologica, ma rappresenterebbe piuttosto la rivendicazione di uno status di uomo libero ed autodeterminato;

da una parte, quindi, la rigidità dell’assetto strutturale e l’organizzazione gerarchica e dall’altra l’intervento in situazioni ad alto contenuto emotivo e l’omertà degli appartenenti alle forze dell’ordine in merito ad eventuali situazioni di disagio o sofferenza, perché considerate manifestazioni di debolezza o di inidoneità, sembrerebbero favorire l’insorgenza di atteggiamenti critici e di una valutazione negativa del proprio operato, che a sua volta si ripercuoterebbe sulla qualità del servizio reso, causando aumento del turnover, episodi di assenteismo e la comparsa di veri e propri sintomi depressivi;

dette condizioni, interfacciandosi con situazioni altamente emotive nell’esercizio delle funzioni, comporterebbero un logoramento emotivo, tale da innescare un percorso evolutivo talmente critico da condurre ad un’eventuale ideazione suicidaria,

si chiede di sapere:

quale sia l’incidenza del fenomeno per l’anno 2017 presso i diversi corpi delle forze dell’ordine;

quali siano e in che cosa consistano le “numerose iniziative in materia di prevenzione e gestione del disagio psichico” di cui ha parlato il Sottosegretario Manzione lo scorso 15 settembre 2016;

quali siano, ad oggi, gli interventi e le iniziative che i Ministri in indirizzo, ognuno nell’ambito delle proprie attribuzioni, hanno intrapreso per fornire adeguato sostegno psicologico agli operatori delle forze dell’ordine;

quali altre iniziative abbiano intrapreso o intendano intraprendere, ciascuno per le proprie competenze, al fine di arginare il fenomeno, di cui in premessa;

se non intendano, ognuno per le rispettive competenze, promuovere uno studio, nonché un’analisi approfondita, anche mediante l’ausilio di esperti in materia, al fine di risalire alle eventuali cause, elaborare ed individuare percorsi di sostegno adeguati ed infine contenere, con il fine ultimo di debellare, il tragico fenomeno.

(4-08780)

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