Incontro informale tra l’Associazione Magistrati Militari Italiani ed il Cocer Interforze

21 ottobre 2010


TESTO DELL’INTERVENTO DEL DELEGATO COCER GDF  DANIELE TISCI PRESSO IL COCER INTERFORZE

 

Egregi Presidente, Vice Presidente e Segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati Italiani, vi porgo il mio personale benvenuto nella sede del Consiglio Centrale di Rappresentanza.

Non posso nascondervi, tuttavia, che avervi qui suscita in me un duplice stato d’animo: da un certo punto di vista vi ringrazio per aver dato a noi delegati del Consiglio Centrale di Rappresentanza la possibilità  di scambiarci il punto di vista su provvedimenti così delicati quali sono quelli sulle iniziative parlamentari attualmente in corso ed in particolare i DDL Cirielli-Battaglia (a.c. 3163, a.s. 2195), dall’altro, non vi nascondo che mi inquieta la vostra temerarietà  nel presentarvi dinanzi a noi con l’ovvia finalità  di persuaderci sulla bontà  di un progetto che, almeno da un punto di vista formale o, se preferite giudiziario-ordinamentale, è un assoluto obbrobrio.

Lei Presidente avrà  senz’altro già  intuito qual è il mio pensiero sullo specifico tema e quindi prima di rappresentarle le mie ragioni, le chiedo preventivamente di perdonarmi per la franchezza delle mie osservazioni che non vogliono assolutamente mancarle di rispetto, ma che non possono non essere chiare e nette!

Oggi signor Presidente, ho l’impressione che lei si presenti a noi sotto le mentite spoglie di un consigliere, di un fratello maggiore, ci guarda negli occhi da pari a pari e sfodera l’arma della conoscenza giuridica e del convincimento sofistico per edulcorare quello che già  si profila come il culmine della specificità : GIUDICI DIVERSI PER CITTADINI DISEGUALI!

Non posso fare a meno di rimuginare sul fatto che i DDL Cirielli-Battaglia sono pensati, proposti, spronati e voluti da un’Istituzione, la Magistratura (in questo caso militare) che deve la propria ragione di vita al Precetto costituzionale che impone alla Repubblica il dovere di giudicare i cittadini in condizioni di parità  davanti alla Legge.

La Legge, appunto, che non si sofferma semplicemente nello stabilire le norme che indicano cosa si può fare, quali sono i comportamenti da non tenersi e le pene per le eventuali inosservanze, altrimenti esisterebbero solo i codici penale, penale militare di pace e di guerra, civile ecc..

Al contrario, la Legge oltre che i contenuti precetta anche le forme, le giurisdizioni, le competenze, le procedure a cui attenersi e gli attori propri della scena giuridica o, nello specifico caso, della scena giudiziaria.

Ed allora, essere eguali davanti alla legge significa essere giudicati in condizioni di parità  per contenuti e forme e se si commette il medesimo reato si deve avere il diritto – ed il dovere di fronte alla società  civile – di sottoporsi allo stesso giudice e quando ricorrono i presupposti anche allo stesso procedimento. Non è un caso se la Costituzione afferma che “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato per Legge”.

E la Legge ha storicamente ritenuto che la giurisdizione per i reati previsti dal codice penale ordinario sia il giudice ordinario stesso. Dico storicamente e sottolineo il termine, perché potrà  anche accadere che più in avanti la Legge venga cambiata, ma non si potrà  cambiare il dato storico, che servirà , se non altro, ad indicare chiaramente il dispiegarsi di un neoriformismo che punta verso sistemi istituzionali superati dal tempo.

Ora Signor Presidente, rinnovandole le scuse per la mia franchezza, trovo personalmente inaccettabile che si finga di non capire o di non sapere che la previsione normativa di cui discutiamo aggraverà  pesantemente la condizione militare. E’ ben nota la rigidità  di giudizio dell’Istituzione militare, la volontà  imperativa di “infilare” nei collegi giudicanti ufficiali superiori che non hanno specifica attinenza con le complesse e delicate funzioni di giudice, la determinazione nell’obbligare i militari in sede disciplinare (da cui possono scaturire procedimenti penali) a difese atecniche in assenza di avvocati, la ferma volontà  di rinnovare i formalismi aldilà  dei contenuti, la determinazione nell’ignorare i diritti fondamentali del cittadino militare e in alcuni casi persino l’idea che il principio di gerarchia debba prevalere sul principio di legalità , come auspicato ad esempio recentemente dal Direttore Generale del Personale militare che, in audizione al Senato della Repubblica, esortava un “intervento legislativo volto a contenere o a non estendere procedure di tutela valevoli nel pubblico impiego anche al comparto militare.”

La società  civile muta molto più in fretta e se a volte magari sembra regredire sotto certi aspetti, è sicuramente più predisposta ad assorbire i valori democratici della Repubblica, che in campo giudiziario si traducono anche nel pieno diritto di difesa dell’imputato e nell’oggettività  del giudizio del collegio giudicante.

Dall’altro canto, basta vedere l’uso strumentale che talvolta viene fatto della giustizia militare: ci sono diversi casi di singoli colleghi sottoposti a decine e decine di procedimenti penali sui quali la Magistratura militare non dà  luogo a procedere per insussistenza del reato. Mi chiedo se certe informative partirebbero con la stessa “leggerezza” se a riceverle fosse un giudice ordinario e se quella Magistratura, anche solo informalmente, non avrebbe già  provveduto da un pezzo a limitare, anziché assorbirlo inerme, lo strumentale ricorso ad essa.

Nella lettera che ha indirizzato al Presidente del Cocer interforze, affinché si organizzasse questo incontro, Lei mi dà  uno spunto che non posso non cogliere: definisce proficuo discutere e scambiarci opinioni su un tema così importante per “l’Istituzione alla quale apparteniamo”.

Vorrei soffermarmi sul concetto di “Istituzione alla quale appartiamo”, perché, magari sbaglio, mi perdoni per questo, ma in cosa consiste l’appartenenza della Magistratura militare a questa Istituzione se non per le competenze e, oggi scopro dalle sue parole, per il fatto di avere sede nel Ministero della Difesa? Anzi, in questo caso devo riconoscerle un’appartenenza anche superiore alla mia visto che il Corpo della Guardia di Finanza non è inserito, in senso stretto, nel sistema Difesa.

Siamo forse afflitti come singoli e come lavoratori dalle stesse problematicità ? Soffriamo della stessa cronica ingiustificabile compressione dei diritti? Anche la sua vita privata può subire invadenze da parte dell’Autorità  militare per casi che riguardano unicamente la sfera degli interessi privati e che non hanno alcuna rilevanza sotto il profilo penale, né disciplinare e neanche professionale per l’organizzazione militare?

Può esistere un’Associazione Nazionale dei Militari che curi i miei interessi professionali come lei sta facendo oggi in nome e per conto dei suoi associati? I militari italiani possono aderire senza impedimenti a libere associazioni ai sensi dell’art 21 della Cost. come i Magistrati militari possono fare?

I Magistrati militari italiani signor Presidente, lo ricordo a me stesso, possono persino scioperare e non portano più le stellette e queste innovazioni le avete ottenute con una dichiarazione di ammissibilità  di referendum popolare abrogativo della legge sull’ordinamento giudiziario militare, che di fatto costrinse il Parlamento ad emanare in tutta fretta la Legge 180/81 per evitare una pericolosissima vacatio legis.

Per fugare eventuali dubbi o strumentalizzazioni chiarisco che non sto chiedendo il diritto di sciopero né la smilitarizzazione, perché mi rendo perfettamente conto della peculiarità  dell’Ordinamento militare, ma semplicemente mi chiedo perché la Magistratura militare sia andata caparbiamente verso una “civilizzazione” del proprio status ed ora chiede a noi di fare un ulteriore passo verso la netta separazione dal mondo civile!

La militarizzazione dei reati comuni commessi dai militari ha un solo scopo Signor Presidente: quello di mantenere in vita, per fini utili esclusivamente alla categoria dei Magistrati militari, una giurisdizione speciale che, dati ufficiali alla mano ed i dati sono quelli che voi riferite all’apertura di ogni singolo anno giudiziario, non ha più motivo di esistere. Ciò potrebbe essere lecito se non si aggravasse la militarità  e continuando impunemente a fingere, nonostante il bagno di sangue imposto ai salari dei dipendenti pubblici dall’ultima finanziaria, che in questo Paese non vi siano “pezzi o Uffici dello Stato” che, loro malgrado e nonostante la serietà , l’affidabilità  e l’abnegazione dimostrata in oltre sessant’anni di Repubblica, non hanno più ragione di esistere.

Attenzione, il mio non è un invito a sospendere la vigenza dei Tribunali militari, personalmente ritengo che se lo Stato manterrà  lo status quo, ben venga, ma con le stesse competenze che la Legge oggi riconosce, ossia quelle relative alla salvaguardia dello strumento militare.

L’invito che rivolgo Signor Presidente per il suo tramite a tutti i Magistrati militari italiani è quello di non concorrere a far gravare sulle spalle dei militari quest’ulteriore pesante fardello. Oltretutto, la politica ha sempre mostrato – e da rappresentante dei lavoratori aggiungo doverosamente – grande attenzione per le sorti dei Magistrati militari e senza alcun dubbio, in caso di riforme che dovessero finanche prevedere la sospensione delle attività  dei Tribunali Militari, la professionalità  di questa giurisdizione speciale sarà  sicuramente preservata con il transito dei Magistrati e delle relative competenze alle Procure ordinarie.

App. sc. DANIELE TISCI
delegato Cocer della Guardia di Finanza