Flussi migratori: ridurli si può, fermarli è impossibile. LaVoce.info

 

Anche in futuro si continuerà a emigrare, specie dai paesi dell’Africa subsahariana. Si può tentare di ridurre i flussi mettendo fine alle guerre e con politiche che permettano l’aumento del Pil, la riduzione della crescita della popolazione.

Migranti dall’Africa subsahariana

Il numero di migranti arrivati in Europa negli ultimi anni crea difficoltà di ricezione e preoccupa per l’effetto che può avere sugli equilibri sociali nei paesi di accoglienza.
Ma è realisticamente possibile porre fine ai flussi migratori? La risposta è che le differenze di reddito fra i paesi di origine e quelli di arrivo e le pressioni demografiche continueranno a costituire un fattore di emigrazione molto forte anche nei prossimi anni. Tuttavia, se fosse possibile generare tassi di crescita economica elevati nei paesi di origine e por fine ai conflitti interni, le prospettive di ridurre le entità dei flussi migliorerebbero.
Per quanto concerne l’Africa subsahariana, la gran parte dei flussi migratori (70 per cento del totale dello stock di migranti nel 2013, tabella 1) avviene all’interno del continente, fra paesi limitrofi, determinati soprattutto da fattori economici. La Costa d’Avorio, con un’agricoltura prospera, da sempre attrae lavoratori dai paesi vicini, e così l’Africa del Sud; verso Uganda e Tanzania si dirigono lavoratori da Burundi e Sudan del Sud, dilaniati da guerre civili.
Ma allo stesso tempo sono cresciuti i flussi di migranti economici verso paesi fuori dell’area. I dati disponibili indicano che nel 2013 lo stock delle persone emigrate era di 20 milioni, di cui 13 milioni all’interno dell’area e 7 milioni al di fuori (0,7 per cento della popolazione globale di 900 milioni, tasso più basso rispetto ad Asia del Sud e Medio Oriente). Di queste persone emigrate, i rifugiati sarebbero solo il 10 per cento, ossia 2 milioni, mentre nel 1990 erano quasi la metà (tabella 1).

Tabella 1 – Numero di migranti dell’Africa subsahariana ( Ass)
(dati in milioni di persone)

Fonte: World Bank, Migration and remittances database

La transizione demografica in atto nell’Africa subsahariana porta a una continua crescita della popolazione, nonostante tassi di fertilità che si abbassano, ma restano comunque elevati: 6 per cento nei paesi del Sahel, 5 per cento in Etiopia, Eritrea, Sudan, Kenya, Tanzania e Uganda. La figura 1 riporta la relazione fra livello del reddito pro-capite e tassi di fertilità. Con uno sviluppo economico sostenuto in molti paesi, si può sperare che i tassi di crescita della popolazione si riducano, ma a quale ritmo è difficile da prevedere.

Figura 1 – Africa subsahariana: tasso di fertilità e reddito pro capite (2015)

Fonte: United Nations Development Program, Human Development Indicators, 2015

Nel periodo 2013-15 sette paesi africani hanno registrato tassi di crescita superiori al 6 per cento (figura 2). La crescita sostenuta riduce le migrazioni (per esempio da Ruanda, Tanzania, Mozambico, Costa d’Avorio). Ma è indispensabile che la situazione politica promuova stabilità e inclusione: le politiche repressive in Etiopia, Eritrea e fino a poco tempo fa Gambia hanno stimolato l’emigrazione, nonostante i miglioramenti dell’economia.

Figura 2 – Tasso medio di crescita del Pil reale nel periodo 2013-2015

Fonte: Fmi

Previsioni sulla demografia

Per quanto riguarda l’evoluzione demografica, le previsioni dell’Onu sulla popolazione in età di lavoro (16-64 anni, che è quella propensa a emigrazione) indicano che nei paesi Ocse la crescita cumulata sarebbe zero nel periodo 2015-20 e negativa di 3 milioni nei quinquenni successivi (figura 3). Anche nel resto del mondo la crescita della popolazione lavorativa tende gradualmente a zero.
Nei paesi dell’Africa subsahariana, invece, l’effetto congiunto di una popolazione che è cresciuta di quattro volte fra il 1960 e il 2013, di un tasso di fertilità decrescente compensato da una mortalità infantile in calo farebbe aumentare la popolazione in età di lavoro di 70 milioni nel 2015-20, 80 nel 2025-30 e 125 nel 2045-50.
Sulla base di un modello di migrazione tradizionale (fattori determinanti la differenza di reddito, le pressioni demografiche, l’esistenza di conflitti) un recente rapporto del Fondo monetario internazionale (citato in World Economic Outlook, ottobre 2016) prevede che sulla popolazione totale dei paesi dell’Africa subsahariana la percentuale di persone che migrerebbero nei paesi Ocse passerebbe da 0,6 per cento nel 2010 a 0,8 per cento nel 2030 e a 1,7 per cento nel 2050 (figura 4). Questo significherebbe che sul totale della popolazione Ocse, che crescerebbe di poco nei prossimi trenta anni, la percentuale originaria dai paesi dell’Africa subsahariana passerebbe da 0,4 per cento nel 2010 a 2,7 per cento nel 2050, ossia da circa 4,6 milioni di persone a 35 milioni.

Figura 3 – Variazione cumulata della popolazione in età di lavoro su periodi di 5 anni
(dati in milioni di persone)

Fonte: Onu, World Population Prospects

Figura 4 – Migranti da Africa subsahariana nei paesi Ocse nel periodo 2000-2050
( dati effettivi e previsioni)

Fonte: Banca Mondiale, Migration and remittances database, e calcoli Fmi, “Sub-Saharan Africa Migration, Patterns and Spillover”, novembre 2016, Spillover Task Force (Spillover Note 9, October 2016, J. Gonzales-Garcia, E. Hitaj, M. Mlachila, A. Viseth).

In conclusione, le pressioni migratorie nel futuro, specie dai paesi dell’Africa subsahariana, continueranno a essere accentuate. Politiche che permettano un aumento del tasso di crescita del Pil e una riduzione del tasso di fecondità femminile, accompagnati da interventi internazionali per porre fine ai conflitti interni, possono aiutare a ridurle, ma non è realistico pensare a una loro eliminazione completa.

Fonte: http://www.lavoce.info/archives/46254/flussi-migratori-ridurli-si-puo-fermarli-e-impossibile/

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