DEFERITA ALLA CORTE DEI CONTI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE NEGA ACCESSO AGLI ATTI. di Marco Martucci*

Il TAR toscano stigmatizza il diniego ad un accesso agli atti da parte di un Ente pubblico ritenendolo sleale e privo di perizia ed intelligenza. Rinvia gli atti alla Procura della Corte dei Conti

Il Tar Firenze, con sentenza n.200 dello scorso febbraio 2017, è intervenuto in materia di “accesso documentale” (correlato ad un interesse giuridicamente tutelato, sancito dalla legge 241/90). Ha cristallizzato un orientamento che si va delineando con chiarezza e determinazione sempre più assertiva.

Talché il giudice amministrativo ha ritenuto di accogliere le doglianze di un cittadino che si era visto respingere (di fatto) un accesso documentale riconducibile ad una procedura concorsuale in relazione alla quale avrebbe, successivamente, instaurato un contenzioso.

Ebbene, il rifiuto all’accesso, concretizzatosi con un “silenzio-rigetto” da parte dell’Ente pubblico attinto, è stato oggetto di una significativa riflessione da parte del TAR Firenze che ha ritenuto, altresì, di dare un forte segnale di biasimo tale da rinviare gli atti alla Procura della Corte dei Conti.

Le motivazioni del giudice amministrativo si concentrano nelle seguenti considerazioni:

«Si tratta di acquisizioni consolidate ed ormai note (o almeno dovrebbero esserlo secondo criteri di perizia ed intelligenza) dopo quasi un ventennio di esperienze e affermazioni giurisprudenziali, che qui è inutile ripetere e dalle quali emerge un principio di fondo che dovrebbe guidare tutti i funzionari e dirigenti pubblici, la cui osservanza eviterebbe una mole cospicua di inutile contenzioso, come quello presente. Tale principio può sintetizzarsi in ciò: l’accesso è la regola ed il rifiuto è l’eccezione, da dimostrare sempre e comunque con chiara, esauriente e convincente motivazione. Corollario di tale regole è che il silenzio serbato su istanze d’accesso è ipotesi ancor più eccezionale, da circoscrivere in ambiti limitatissimi di domande palesemente pretestuose, incerte, vaghe, emulative.

10 – Si tratta di regole semplici e fondamentali, ispirate, secondo l’ormai noto insegnamento dei giudici amministrativi, a valori fondanti di qualsiasi vera democrazia in cui la burocrazia è al servizio del cittadino e non di se stessa, secondo una logica perversa di autoreferenzialità in base alla quale il cittadine è suddito e non referente dell’azione amministrativa.

11 – Nella specie la citata regola è stata inspiegabilmente e slealmente violata dall’amministrazione scolastica con un silenzio tanto più inspiegabile a fronte dell’oggetto della richiesta, riguardante esclusivamente gli elaborati del solo richiedente e non quelli di altri: vicenda per la quale le stesse norme interne dell’amministrazione prevedevano l’immediata accessibilità. (…).

La violazione del principio di correttezza e lealtà, nonché la sussistenza degli elementi, costitutivi della colpa, di negligenza, imprudenza e imperizia non è certo affievolita dall’accoglimento tardivo della richiesta in corso di causa, il quale anzi evidenzia ancor di più l’intollerabile superficialità dell’azione amministrativa e del suo autore, il quale ha costretto senza ragione alcuna un cittadino a sopportare i costi di un processo per potersi vedere riconosciute le proprie ragioni, che un qualsiasi funzionario appena dotato di intelligenza ed umanità avrebbe subito compreso e soddisfatto.

12 – E’ per quanto detto che la richiesta di domanda alla condanna alle spese formulata dalla difesa del ricorrente va accolta nella misura coerente anche con il grado della colpa della parte soccombente virtualmente e per le stesse esposte ragioni il Collegio invia copia della presente sentenza alla Procura Regionale Toscana della Corte dei Conti in conseguenza del ben prevedibile (art. 26 c.p.a.) ed agevolmente evitabile danno erariale per condanna alle spese che il comportamento dell’amministrazione scolastica ha recato alla finanza pubblica.»

Proseguendo su argomentazioni già oggetto di riflessioni ([1]), sembra sempre più ineludibile l’aspettativa che al cittadino-utente sia riconosciuto il ruolo di comprimario nella gestione e nella partecipazione dei paradigmi di funzionamento della pubblica amministrazione senza alcuna reticenza od artificiosa riluttanza e concretizzare la tanto agognata “trasparenza amministrativa”.

Soggiunge la considerazione che il funzionamento “a porte aperte” da parte delle Istituzioni non può che ingenerare fiducia e garanzia di efficienza alla stessa stregua di quanto potremmo provare in qualità di commensali di un ristoratore che, secondo un trend ora in voga, rende completamente visibili i locali della propria cucina.

Tale principio etico costituisce l’ingrediente (affatto segreto!) degli ispiratori del costrutto normativo dell’anticorruzione inteso come prevenzione ed (ri)educazione del cittadino a vivere la legalità.

* Socio di Sicurezza Cum Grano Salis

[1]           http://www.sicurezzacgs.it/prime-esperienze-giurisprudenziali-in-materia-di-accesso-generalizzato-e-non-solo-di-marco-martucci/

 

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