“Datemi una leva e solleverò il mondo”

27 aprile 2018
Per i più convinti estimatori del celebre Archimede, oggi potrebbe essere giunto il momento di tirar fuori la celebre massima pronunciata dal grande matematico, per far rendere l’idea che finalmente dopo tanti anni di attesa e di lotta convinta, tutto il mondo delle donne e uomini operatori in divisa con le stellette, potrà sentirsi “sollevato” e sostenuto dal riconoscimento del diritto ad iscriversi ad associazioni sindacali professionali.
Si tratta di una vera primavera, quella che la Corte Costituzionale ha voluto donare, alla platea di migliaia di lavoratrici e lavoratori, che presto, con l’intervento auspicabilmente in tempi rapidi e decisi, del Parlamento, potranno provare l’ebbrezza di sentirsi garantiti e tutelati nei propri diritti, seppur con le restrizioni e i limiti che lo status militare comporta, come è ovvio che sia.
Si tratta, di un fatto epocale, immaginare che proprio nella fase più asfittica per il mondo sindacale in generale, dove il mercato del lavoro nel nostro paese, nell’ultimo decennio, ha dovuto patire la febbre permanente di una crisi economica, tra le più aggressive che la storia ricordi, potesse arrivare il giudizio di illegittimità costituzionale del divieto per i militari di iscriversi ad un proprio sindacato, previsto al comma 2 dell’art. 1475 del T.U.O.M.
Tutto questo, a parere dello scrivente, potrà comportare un importante processo di modernizzazione, a beneficio di tutte le Amministrazioni militari, tenuto conto che già la CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) con due importanti sentenze del 2 ottobre 2014, aveva condannato la Francia per palese violazione dell’art. 11 della Convezione Europea dei Diritti dell’Uomo, (Libertà di Riunione e Associazione), asserendo che mentre l’esercizio da parte del personale militare della libertà di associazione potrebbe essere soggetto a restrizioni legittime, un divieto generale sulla formazione o partecipazione ad un sindacato è una compressione dei diritti dell’uomo e, come tale, vietata dalla Convenzione.
Nel contesto che più ci riguarda da vicino, considerata l’analoga pendenza presso la CEDU di ricorso presentato contro il divieto di associazione ed iscrizione ai sindacati vigente in Italia, (quello appunto previsto dall’art. 1475 c.2 del citato T.U.O.M.) nell’attesa di capire nel merito il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale, con l’auspicio di vedere trasformata la volontà politica in una norma chiara ed al passo con i tempi, non possiamo che guardare con favore al futuro del Corpo della Guardia di Finanza, ove considerati i delicatissimi compiti d’istituto espletati dalle donne e dagli uomini delle fiamme gialle, ogni giorno, nell’interesse del Paese, tale novità non potrà che apportare alla stessa Amministrazione, un reale benessere in termini di incentivo al lavoro, all’impegno professionale, allo sviluppo in melius dei rapporti fra personale dipendente e dirigenza.
“De jure condendo”, auspicando che le restrizioni eventuali “non devono tuttavia privare i militari ed i loro sindacati del diritto di associazione per la difesa dei loro interessi professionali e morali” citato testualmente nella sentenza CEDU in parola a danno della Francia, tenuto conto di quanto già emerso nel comunicato stampa del 11 aprile 2018 rilasciato a margine del Collegio del Giudice delle Leggi, il conto alla rovescia sembra iniziato, e, la possibilità di vedere costituite anche più d’una associazione sindacale ispirate alla totale libertà di adesione, non potrà che giovare alla capacità di proposta, di garanzia, di confronto, di tutela per tutto il personale dipendente.
Franco Passaretti
Presidente del Consiglio Direttivo Nazionale – Associazione Sicurezza CGS

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