Cosa si può fare per impedire attacchi come quello di Barcellona nelle aree pedonali delle nostre città.

Cosa si può fare per impedire attacchi come quello di Barcellona nelle aree pedonali delle nostre città.

di Graziano Lori

(Presidente Associazione Cerchio Blu)

In questo breve scritto non saranno trattati gli aspetti inerenti il contrasto al fenomeno del terrorismo salafita in Europa e le attività diintelligence delle quali ho avuto modo di scrivere molto in passato, compreso il rischio che si sta rivelando fondato della nuova jihaddei coltelli.

L’intenzione di questo articolo, è quella di iniziare una se pur breve e non certamente esaustiva riflessione, su cosa si può fare dal punto di vista strutturale, per impedire attacchi come quello di Barcellona alle aree pedonali delle nostre città.

Il dibattito si sta alzando anche nel nostro paese, sul bilanciamento tra libertà personali e maggiore sicurezza, alle nostre latitudini sembra una discussione senza una via d’uscita. Chi si occupa di sicurezza urbana ben conosce la differenza tra programmi di prevenzione socio comunitari e politiche situazionali. Ammesso che le politiche sociali siano necessarie, queste  peccano a volte per la loro genericità e soprattutto per il tempo troppo lungo per vedere i primi risultati. Risultano comunque necessari dei provvedimenti a breve termine di tipo situazionale per prevenire episodi gravissimi come quelli capitati a Barcellona, Berlino, Nizza, Stoccolma e altre città occidentali.

Le aree pedonali affollate e il rischio incidenti stradali

Quando si affronta il tema della prevenzione di determinate aree ad alta densità di pedoni, come i centri delle nostre città o altre zone di aggregazione sociale, la discussione rischia di arenarsi tra chi pensa sia inutile preoccuparsi in quanto reputa impossibile porre in atto efficaci misure preventive, tra chi pensa si tratti di decisioni di sicurezza nazionale. Personalmente credo sia necessario mettere in atto delle misure preventive a breve termine e senza perdere altro tempo.


Tra l’altro la discussione dovrebbe essere posta in termini più ampi: nelle nostre aree pedonali prima del rischio di un attacco terroristico, è molto più alta la possibilità che si verifichi un incidente stradale. Il rischio che un veicolo travolga molte persone in un’area pedonale affollata di una delle nostre città è un dato oggettivo. Il rischio è concreto in quanto la densità di persone, per lo più turisti, che affollano le strade storiche delle nostre città è tra i più alti del mondo. E’ già successo molte volte che una persona alla guida di un veicolo perdesse il controllo per varie ragioni, travolgendo numerosi pedoni e causando vittime in una delle numerose aree pedonali del nostro paese. La prima misura di prevenzione possibile potrebbe essere quella di ridurre drasticamente il passaggio di veicoli, quasi tutti autorizzati, nelle aree pedonali,  come taxi, noleggiatori, bus navetta degli hotel, autobus di linea, auto private di turisti che devono raggiungere parcheggi privati o alberghi (ma non avevano inventato i trolley?), furgoni, camion, autobus urbani e pullman turistici. Consentire l’accesso controllato soltanto ai veicoli sopracitati che hanno veramente necessità di accedere all’area pedonale e non è possibile una valida alternativa, come accade in molte aree pedonali di molti altri paesi stranieri.


Riguardo invece alla possibilità sempre più frequente di attacchi terroristici o criminali, è necessario che le aree pedonali siano protette e inaccessibili fisicamente a tutti i veicoli, escluso naturalmente i mezzi di soccorso, di polizia ed emergenza. Negli anni ottanta del secolo scorso portavamo ad esempio le aree pedonali olandesi, che non presentavano nessun segnale stradale o barriera all’ingresso. Erano considerate esempi di civiltà, dove i conducenti rispettavano queste aree senza bisogno di polizia ai varchi. Dopo gli attacchi avvenuti di recente in Europa anche l’Olanda sta valutando la possibilità di proteggere queste aree pedonali con delle barriere.

L’importanza di efficaci misure situazionali anti – RAM.

Chi passeggia per il centro di Roma avrà notato la presenza di alcuni VTLM (Lince) posizionati di traverso nella via del Corso da piazza del Popolo, e altri Lince all’inizio dei Fori Imperiali zona Colosseo. Una certa deterrenza i VTLM e i militari armati in piedi accanto ai Lince la trasmettono indubbiamente, ma si tratta comunque di veicoli fermi in sosta e con tempi di reazione molto lenti in caso di intrusione improvvisa di un veicolo.

Un formatore dei corpi di polizia e di protezione civile esperto in guida fuori strada, mi faceva notare una serie di criticità e delle possibili valide alternative di ingaggio da parte di veicoli della polizia nei confronti dei veicoli lanciati come arieti, esponendomi delle possibili soluzioni operative e organizzative. Idee che non saranno certamente espresse in questo articolo.

Gli strumenti passivi più efficaci di protezione contro gli attacchi con veicoli o autocarri,  sono le barriere anti-RAM.  Non sto riferendomi ai classici new jersey in calcestruzzo, che lasciano molto a desiderare se apposti in modo sbagliato o scomposto.

In commercio di barriere anti RAM ne esistono di vari tipi e forme, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ne ha censite moltissime: (http://www.usace.army.mil/Portals/2/docs/Protection/DOD_Anti-Ram_Vehicle_Barriers_January_20141.pdf). Da quelle più evidenti come nastri e reti in acciaio, a quelle a scomparsa come piloni automatici e barriere antisfondamento. Tutti collaudati con crash test specifici per fermare camion lanciati a 80 km/h e oltre di velocità.

L’esempio di Nizza

Dopo il tragico attacco avvenuto il 14 luglio del 2016, nella Promenade des Anglais, dove un uomo aveva lanciato un camion contro la folla provocando 87 vittime, facendo emergere gravi lacune nel sistema di sicurezza attiva e passiva del lungomare, l’amministrazione ha sviluppato un progetto di messa in sicurezza di tutta l’area pedonale. I lavori, che si sono protratti per molti mesi, hanno realizzato un interessante esempio di protezione dell’area pedonale contro eventi simili. La zona pedonale è interamente circondata da dissuasori anti – RAM, e tutte le altre strutture presenti, come panchine e arredi urbani sono stati interamente ricostruiti in modo tale da renderli resistenti ad eventuali assalti con camion o veicoli simili.


Tutte queste barriere hanno la controindicazione di essere troppo evidenti e trasmettere un effetto “fortezza assediata”.

Esistono anche delle misure preventive per evitare l’effetto bunker, che l’uso massiccio di barriere anti RAM può provocare.

Quasi sempre agli ingressi delle aree pedonali non sono presenti dissuasori fisici. In alcune città ci sono Pilomat agli ingressi principali delle aree pedonali, ma non su tutti gli ingressi dalle vie laterali, lasciando ampie zone di intrusione abusiva. Sono ancora però molti i casi in cui non esistono dissuasori fisici idonei agli ingressi, si vedono ancora transenne, cartelli mobili o fioriere che non riuscirebbero certamente a fermare nessun tipo di autoveicolo lanciato volontariamente contro di esse. Esistono ormai da anni soluzioni idonee ed efficaci anti-RAM. Per esempio gli arredi urbani in calcestruzzo rinforzato in modo occulto, come panchine anti-RAM, fontane ornamentali rinforzate, fioriere anch’esse anti sfondamento messe all’inizio delle aree urbane e lungo le strade o le piazze pedonali, posizionate in modo idoneo e con l’intento di rallentare o comunque costringere i veicoli secondo itinerari obbligati non in linea retta.


Il tutto però deve seguire una precisa e necessaria progettazione congiunta tra architetti ingegneri del traffico ed esperti di sicurezza urbana e anti terrorismo.

La presenza della polizia

Una maggior presenza della polizia e dei militari proprio nei nostri centri storici e nelle aree pedonali è importante. Come purtroppo abbiamo visto con gli ultimi attacchi terroristici, la presenza della polizia di pattuglia nelle aree pedonali non ha dissuaso questi criminali dal mettere in atto i loro intenti. Inoltre in caso di attacco, l’uso delle armi da parte della polizia, specie se automatiche come mitragliatori, contro un veicolo lanciato a velocità in una zona piena di persone, aumenta di molto il rischio di danni collaterali, cioè morti e feriti da parte di persone inermi colpite da proiettili vaganti. Il conducente del camion che causò più di ottanta morti nel lungomare di Nizza fu colpito quando il mezzo era fermo e a distanza ravvicinata.

E’ necessaria una nuova cultura della sicurezza per la protezione delle nostre città, che sia integrata e trasversale. Ciò che può prevenire un incidente stradale può essere utile in caso di attacco terroristico con un veicolo.

E’ chiaro che nel caso di attacchi terroristici non è possibile proteggere tutti i luoghi di aggregazione sociale, anche spontanei, come mercatini o sagre paesane. Ma, come è stato ricordato anche dalle ultime circolari sulle attività che assembrano folle all’aperto partendo da quella del Capo della Polizia Gabrielli, è necessario un cambio di mentalità e una seria presa di responsabilità da parte di coloro che hanno l’obbligo di prendere delle decisioni.

Solo per fare un esempio, secondo una fonte giornalistica spagnola(https://www.elindependiente.com/politica/2017/08/18/los-mossos-rechazaron-en-diciembre-colocar-barreras-anticamiones-de-forma-sistematica/) la polizia nazionale aveva raccomandato di posizionare barriere anti camion nelle aree pedonali a rischio, ma sembra che la polizia della Catalogna avesse “nicchiato”.

Oggi stiamo contando i morti.

Fonte: http://www.cerchioblu.org/cosa-si-puo-fare-per-impedire-attacchi-come-quello-di-barcellona-alle-nostre-citta/