Corte dei Conti d’Appello. Personale militare arruolato negli anni 1981/1983. Diritto al trattamento pensionistico con applicazione aliquota retributiva 44% e non 35%.

La Corte dei Conti – Sezione Prima Giurisdizionale Centrale d’Appello –, con sentenza n.422/2018 in data 08 novembre 2018, ha sancito il diritto di un ex dipendente pubblico militare a vedersi computato il trattamento pensionistico, per la parte calcolata secondo il sistema retributivo, con l’applicazione delle aliquote di cui all’articolo 54, comma, del T.U. n. 1092 del 1973 previste per il personale militare arruolato tra il 01/01/1981 ed il 30/06/1983 (44%), in luogo di quelle di cui all’articolo 44, comma 1, dello stesso D.P.R. n.1092/1973 previste per i dipendenti civili (35%).

Più precisamente, nel motivare la propria decisione la Prima Sezione Centrale d’Appello della Corte dei Conti, contrariamente a quanto sostenuto dall’I.N.P.S. e dalla Sezione Giurisdizionale Regionale della Corte dei Conti dell’Umbria con sentenza n. 6/M/18 del 21 febbraio 2018, ha evidenziato che:

  • “diversamente a quanto sostenuto dalla difesa dell’INPS…proprio l’INPDAP, nella circolare n. 22 del 18.9.2009, con riferimento al personale appartenente all’Arma dei Carabinieri, ha chiarito che “Il computo dell’aliquota di pensione spettante al personale militare è disciplinato dall’art. 54 del Testo unico secondo cui la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno 15 anni e non più di 20 anni di servizio utile è pari al 44% della base pensionabile, aumentata di 1,80 per cento per ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo”; 
  • “la disciplina di cui all’art. 54, poi, non è affatto connotata dal carattere della specialità, in quanto definisce i criteri di calcolo della pensione normale per tutti i militari, prescindendo dalle cause di cessazione dal servizio ed è applicabile, indistintamente, a tutti coloro che abbiano maturato la minima anzianità di servizio di quindici anni per accedere alla pensione”; 
  • “quindi, è da ritenersi maggiormente aderente ad un corretto criterio ermeneutico, letterale e sistematico, una interpretazione dell’art. 54, nel senso che l’aliquota del 44% vada applicata a coloro che, alla data del 31 dicembre 1995, possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni; il successivo comma, che prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1,80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo e disciplina, pertanto, l’ipotesi in cui il soggetto cessi dal servizio con anzianità maggiore di 20 anni, chiarisce, infatti, che la disposizione del comma 1 non può considerarsi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio”; 
  • “vi è anche da osservare che il D.Lgs. n. 165/1997, concernente l’applicazione al personale militare dell’armonizzazione prevista dalla legge n. 335/1995, non ha escluso il richiamo dell’art. 1, comma 12, di tale ultima legge al previgente sistema retributivo per la quota di pensione da calcolarsi con tale sistema, sistema cha appunto prevedeva aliquote di rendimento differenti tra personale civile e personale militare”; 
  • “escludere l’applicazione dell’aliquota complessiva del 44% perché si sostiene che il ricorrente non sia cessato dal servizio con un’anzianità di servizio tra i quindici e i vent’anni, con un’anzianità ben maggiore ed applicare invece l’aliquota prevista per i dipendenti civili dello Stato con 15 anni di servizio utile, costituisce una ingiustificata violazione del dettato normativo di cui all’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973”; 
  • “in definitiva, per i militari che, alla data del 31.12.1995, vantavano un’anzianità di servizio utile inferiore a 18 anni, per i quali la pensione viene liquidata in parte secondo il sistema retributivo ed in parte con il sistema contributivo, per ciò che concerne la prima parte, continua a trovare applicazione la disposizione di cui all’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973”. 

Il collegio giudicante, quindi, ha:

  • accolto l’appello “con il riconoscimento del diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione, sin dalla originaria decorrenza, dando applicazione, per la parte di trattamento pensionistico calcolato con il sistema retributivo, all’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973” (leggasi: 44%);
  • riconosciuti al ricorrente il “diritto a conseguire gli arretrati costituiti dalla differenza tra i ratei pensionistici spettanti in base alla suddetta riliquidazione e quelli percepiti”;
  • riconosciuto al ricorrente anche “gli interessi legali e nei limiti dell’eventuale maggior importo differenziale, la rivalutazione monetaria calcolata, anno per anno, secondo gli indici ISTAT”.

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