Corte dei Conti. Nessun effetto sulle pensioni dal blocco stipendiale per il pubblico impiego 2011/2015.

La Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Calabria –, con sentenza n. 210/2018 in data 20 settembre 2018, ha sancito il diritto di un ex appartenente alla Guardia di Finanza alla rideterminazione della base contributiva e di calcolo della pensione sulla base degli emolumenti pensionabili derivanti dalla progressione di carriera avvenuta durante il blocco stipendiale nel periodo dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2015.

Più precisamente, nella motivare la propria decisione la Corte dei Conti ha evidenziato che:

  • “il tenore della norma è inequivocabile nel limitare temporalmente la restrizione menzionata, con conseguente necessità di interpretarla nella più tenue veste di una sospensione temporanea delle progressioni di carriera, senza effetti economici sul trattamento previdenziale”;
  • “tale interpretazione si pone in perfetta sintonia con la sentenza della Corte costituzionale 17 dicembre 2013, n. 310, ove interventi di tale tipologia sono stati ritenuti ammissibili nei limiti del carattere “eccezionale, transeunte, non arbitrario, consentaneo allo scopo prefissato, nonché temporalmente limitato, dei sacrifici richiesti, e nella sussistenza di esigenze di contenimento della spesa pubblica, le condizioni per escludere la irragionevolezza delle misure in questione”;
  • “da tali considerazioni discende la necessità di considerare irrilevante la cristallizzazione esposta ai fini previdenziali, determinandosi, in caso contrario, una protrazione ad infinitum del blocco retributivo in contrasto con le sopra esposte considerazioni”.

Il collegio giudicante, quindi, ha:

  • accertato il diritto della parte ricorrente, ai fini della determinazione della base contributiva e di calcolo della pensione, agli emolumenti pensionabili derivanti dalla progressione di carriera avvenuta durante la cristallizzazione delle retribuzioni, nel periodo dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2015;
  • condannato l’INPS al pagamento delle somme dovute a titolo di arretrati per i maggiori ratei, con incremento dell’importo della maggior somma tra la rivalutazione monetaria su base annua secondo indici gli ISTAT e gli interessi legali dalla data del fatto sino a quella della pubblicazione della sentenza, e ancora degli interessi legali da quest’ultima data sino all’effettivo soddisfacimento del credito.

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