Corpo Forestale dello Stato. Assorbimento nell’Arma dei Carabinieri. Sollevata nuovamente questione di legittimità costituzionale.

Il Tribunale Amministrativo per il Veneto, con Ordinanza n. 00210/2018 del 22 febbraio 2018, ha sollevato questione di legittimità costituzionale delle norme della Legge n.124/2015 (c.d. legge Madia) e del D.Lgs. n. 177/2016, che hanno previsto lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato e l’assorbimento del suo personale nell’Arma dei Carabinieri.

Ricordiamo che analoga questione di legittimità costituzionale era già stata sollevata dal T.A.R. per l’Abruzzo con Ordinanza n.00235/2017 del 16 agosto 2017.

Con l’Ordinanza del 22 febbraio 2018, il T.A.R. per il Veneto ha inteso riaffrontare la questione già sollevata dal T.A.R. per l’Abruzzo, limitandola al profilo dell’acquisizione non volontaria dello status militare da parte del personale del Corpo Forestale dello Stato, evidenziando in particolare che:

  • “è dunque evidente, in punto di rilevanza della questione di legittimità costituzionale, che la declaratoria d’incostituzionalità delle norme censurate comporterebbe l’illegittimità dei decreti impugnati e dunque il loro necessario annullamento da parte di questo T.A.R.”; 

  • “né può incidere sulla rilevanza della questione, basata sull’acquisizione non volontaria dello status militi, il fatto che gli odierni ricorrenti abbiano la possibilità di chiedere di essere assegnati alle altre Amministrazioni statali individuate con DPCM: tale possibilità non concretizza, infatti, per essi, una reale condizione di libertà di scelta, in quanto lo sbilanciamento tra le due alternative li costringe di fatto ad optare per la militarizzazione”; 

  • “invero, …, le altre Amministrazioni statali diverse dall’Arma dei carabinieri rispetto alle quali può esercitarsi l’opzione non si presentano omogenee rispetto al Corpo forestale, non trattandosi di forze di polizia ad ordinamento civile; è previsto inoltre un contingente estremamente circoscritto di posti disponibili (600 posti) rispetto al numero dei forestali (circa 8.000), a conferma del fatto che l’opzione alternativa è ab origine concepita come ristretta se non eccezionale”; 

  • “il mancato accoglimento della domanda di transito in altre amministrazioni espone gli interessati a conseguenze penalizzanti che possono comportare anche la collocazione in disponibilità e quindi l’estinzione del rapporto di lavoro; rischiando quindi di rivelarsi, la strada alternativa alla militarizzazione, un vicolo stretto e senza sbocchi”; 

  • “la forzata assunzione dello status giuridico militare, con tutte le limitazioni e penalizzazioni connesse a tale status, e la corrispettiva cessazione delle funzioni di polizia ad ordinamento civile in capo al personale del CFS, sembrano incidere significativamente sulla fondamentale libertà di autodeterminazione dell’individuo, tutelata dall’art. 2 della Costituzione, che riconosce e afferma il valore del singolo individuo, nonché il suo diritto di sviluppare pienamente la propria personalità, effettuando autonomamente le proprie scelte e facendo valere i propri diritti e adempiendo ai propri doveri”; 

  • “la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione e la razionalizzazione del suo assetto sono esigenze che non possono portare a sacrificare tali libertà fondamentali dell’individuo; per contro, la riforma recata dalla legge delega e dal decreto legislativo attuativo in esame, determinando la militarizzazione forzata della massima parte membri del CFS, sembrano anteporre le suddette esigenze pubbliche al valore dell’individuo, comprimendo tali libertà nel loro nucleo essenziale”; 

  • “è peraltro indubbio che l’acquisizione dello status giuridico militare deve essere la conseguenza della scelta libera e incondizionata d’intraprendere la carriera militare”; 

  • “è chiaro che i ricorrenti sono stati destinati all’Arma dei carabinieri acquisendo lo status giuridico militare ope legis e non in base ad una libera scelta”; 

  • “appaiono quindi violati gli articoli 2 e 4 della Costituzione, in particolare l’articolo 2 laddove non è stato rispettato il principio di autodeterminazione del personale del Corpo forestale, e l’articolo 4, laddove il rapporto di impiego e di servizio appare radicalmente mutato con l’assunzione dello status di militare, pur in mancanza di una scelta pienamente libera e volontaria da parte del medesimo personale del Corpo forestale”; 

  • “la legge delegante, all’art. 8 comma 1, lett. a), abbia dettato, in merito alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato, direttive eccessivamente vaghe e generiche, soprattutto laddove prevede l’eventuale assorbimento del medesimo “in altra Forza di polizia” senza fissazione dei criteri alla cui stregua poter individuare tale Forza di polizia di destinazione, e senza tener conto delle peculiarità ordinamentali di ciascun corpo di polizia. Cosicchè, la legge delegante, per via di tale sua ambiguità, sembra valicare i limiti prescritti dall’art. 76 della Costituzione, rappresentati dalla “determinazione di principi e criteri direttivi” e dalla definizione degli oggetti dell’intervento legislativo”; 

  • “la riprova della difettosa formulazione dei criteri guida si coglie proprio nel conseguente disorientamento del Governo, il quale, al momento di attuare la riforma, in assenza di criteri che potessero guidarlo nell’individuazione della Forza di polizia più idonea ad assorbire il Corpo forestale e più conforme ad esso, abbia scelto l’Arma dei carabinieri, ovvero il corpo di polizia, fra quelli esistenti, meno omogeneo e finanche incompatibile dal punto di vista ordinamentale con il Corpo forestale”; 

 

  • “diversamente, ove si dovesse ritenere esente da profili d’incostituzionalità la legge delegante, allora l’illegittimità cadrebbe sull’interpretazione da parte del Governo, dei criteri della delega, nel senso della possibile militarizzazione del personale del Corpo forestale, e dunque in senso non conforme al contesto costituzionale e legislativo di riferimento per le ragioni già esposte”; 

 

  • “in ipotesi, al fine di evitare l’interferenza sulle libertà fondamentali di cui si è detto sopra, avrebbero potuto essere trovate soluzioni organizzative alternative, comunque compatibili con la funzionalità della riforma: come, ad esempio, il trasferimento delle funzioni e, dunque, del personale del Corpo forestale all’interno della Polizia di Stato, con la previsione, come opzione facoltativa, del transito nelle altre forze di polizia ad ordinamento militare, diverse da quella assorbente (Guardia di Finanza e Carabinieri). Tale soluzione, che avrebbe visto come elettiva una Forza di polizia ad ordinamento civile, compatibile per funzioni e professionalità con il CFS, avrebbe evitato al personale trasferito le penalizzazioni connesse all’acquisizione non volontaria dello status militare”; 

 

  • “in tal caso risulterebbe violato, da parte del d.lgs. 177/2016, anche l’art. 77, comma 1, della Costituzione, non avendo il legislatore delegato rispettato la volontà del delegante, che non poteva essere quella – contrastante con l’ordinamento – di consentire il mutamento della condizione da civile a militare del personale del disciolto CFS”.

Il Collegio giudicante ha quindi dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 8, comma 1 lett. a) della legge n.124 del 2015, per contrasto con l’articolo 76 della Costituzione; nonché la questione di legittimità costituzionale del d.lgs. n. 177 del 2016, articoli 7, 8, 9,10,11,12,13,14 e 18, nella parte in cui hanno disposto lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato e l’assorbimento del suo personale nell’Arma dei carabinieri, per contrasto con gli articoli 2, 4, 76 e 77 primo comma della Costituzione.