Consiglio di Stato. Ore di lavoro straordinario non retribuite. Diritto al riposo compensativo. Riposo compensativo “d’autorità”.

Il Consiglio di Stato – Sezione IV – con sentenza n. 03423/2017 del 12 luglio 2017 ha accolto l’appello proposto da alcuni militari della Guardia di Finanza avverso la sentenza di primo grado emessa dal T.A.R. Calabria n. 00892/2007 con la quale era stato rigettato un ricorso concernente il diritto al pagamento di ore di straordinario effettuate e non retribuite né recuperate.

Nell’accogliere l’appello il Consiglio di Stato ha ribadito che:

  • “anche nel rapporto di pubblico impiego dei militari della Guardia di Finanza trova applicazione la regola per la quale la retribuibilità del lavoro straordinario è in via di principio condizionata all’esistenza di una previa e formale autorizzazione allo svolgimento di prestazioni eccedenti l’ordinario orario di lavoro”;
  • “deve escludersi che l’Amministrazione sia di norma tenuta a pagare le ore di lavoro straordinario prestate in eccedenza al limite massimo previsto dal monte ore autorizzato e senza che risulti comprovata l’effettiva autorizzazione preventiva a svolgere il lavoro extra orario: per questo genere di prestazioni eccedenti infatti il militare ha solo il diritto eventualmente a fruire di corrispondenti riposi compensativi”; 
  • “in presenza di esigenze urgenti ed indifferibili, non può discutersi che il militare della Guardia di Finanza, cui sia stato ordinato lo svolgimento di prestazioni lavorative eccedenti l’ordinario orario di lavoro, abbia sempre diritto al corrispettivo dell’attività; tale corrispettivo, peraltro, è da individuare, previa adeguata informazione, non solo nella relativa retribuzione, per prestazioni nel limite del “monte ore” per il quale esiste copertura finanziaria, ma anche, in caso diverso, nella maturazione di riposi compensativi corrispondenti alle ore di lavoro effettivamente prestate, da fruirsi compatibilmente con le esigenze di servizio”; 
  • “non possono ritenersi legittime quelle eventuali disposizioni (di natura regolamentare o provvedimentale) che pretendano di condizionare il diritto ai predetti riposi compensativi ad apposite, formali richieste del singolo interessato, da prodursi in tempi e secondo procedure fissate unilateralmente dall’Amministrazione militare, il cui mancato rispetto produrrebbe la perdita del beneficio stesso”; 
  • “il diritto al riposo compensativo per le ore di straordinario effettuate in eccedenza “corrispondendo ad un dovere organizzativo dell’amministrazione, era in effetti subordinato ad un’istanza del dipendente, richiesta dall’art. 44 del citato Regolamento . . . .è però da osservare sul punto che l’art. 28 del D.P.R. n. 170 del 2007, norma sopravvenuta al regolamento, accolla all’amministrazione il dovere di cui si tratta tenendo presenti le richieste del personale (presentate nel corso del procedimento di organizzazione dei turni), ma non sembra configurare la domanda come una “conditio sine qua non” per l’esercizio del diritto al riposo compensativo; l’art. 28 sembra quindi avere una portata innovativa sul punto ed un senso riduttivo della portata della norma precedente. Pertanto, in assenza di domande di turnazione e considerato che l’amministrazione è necessariamente a conoscenza dei dati inerenti le prestazioni svolte in eccedenza (come delle esigenze del servizio), essa permane nel potere-dovere di riconoscere d’ufficio i turni di riposo compensativi anche in assenza di una specifica istanza del dipendente”;
  • “l’appello proposto deve essere accolto (…), nella parte in cui si richiede che venga affermata la sussistenza del diritto degli appellanti a fruire, per il periodo considerato, di riposi compensativi a fronte di ore di straordinario svolte in eccedenza al monte ore stabilito (e, come tali – in quanto non previamente programmate e prive quindi di copertura finanziaria – non retribuibili). E ciò indipendentemente dalla presentazione di richiesta, da parte dei medesimi appellanti, di voler fruire di riposo compensativo, sussistendo un preciso dovere dell’amministrazione di disporre tale riposo “di autorità”, in assenza di una richiesta dell’interessato, onde dare attuazione ai principi, immediatamente precettivi, di cui all’art. 36”.

Il massimo organo giurisdizionale ha quindi accolto l’appello “nei sensi e limiti innanzi precisati, con conseguente riforma della sentenza impugnata ed accoglimento del ricorso instaurativo del giudizio di I grado, sempre nei sensi e limiti innanzi chiariti”, compensando le spese di lite tra le parti.

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