Consiglio di Stato. Inosservanza di obblighi da parte del datore di lavoro inerenti il rapporto di impiego. Prescrizione decennale.

Il Consiglio di Stato – Sezione VI – con la sentenza n. 6166/2018 del 30 ottobre 2018 ha accolto il ricorso presentato dagli eredi di un appartenente alla Guardia di Finanza avverso la sentenza del T.A.R. Lazio n. 00035/2009, con la quale era stato respinto un ricorso concernente la richiesta di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di una malattia contratta nell’espletamento delle mansioni di tipografo dal gennaio 1984 all’agosto del 1987, ex art. 2087 c.c..

L’adìto T.A.R. aveva respinto il ricorso per l’intervenuta prescrizione quinquennale da responsabilità extracontrattuale, rilevando che l’interessato aveva cessato di svolgere mansioni di tipografo nell’agosto del 1987 e che il medesimo aveva chiesto il riconoscimento della causa di servizio con conseguente consapevolezza della riconducibilità causale della patologia sofferta al lavoro prestato solo nel 1997, quando il quinquennio di prescrizione della eventuale responsabilità aquiliana dell’Amministrazione era ormai purtroppo decorso.

Contrariamente a quanto sostenuto sullo specifico aspetto nella impugnata sentenza di primo grado, il Consiglio di Stato ha sostenuto che:

  • secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, quando la domanda risarcitoria risulti espressamente fondata sulla lamentata inosservanza, da parte del datore di lavoro, degli obblighi inerenti il rapporto di impiego la responsabilità del datore di lavoro, ex art. 2087 c.c. ha natura contrattuale, con conseguente prescrizione decennale. Si può, invece, ipotizzare una configurazione aquiliana dell’actio risarcitoria solo se il lavoratore abbia chiesto in modo generico il risarcimento del danno senza dedurre una specifica obbligazione contrattuale (sul punto, cfr. – ex plurimis, Sez. Un. n. 99 del 2001, n. 2004 n. 1248; Cass civ. n. 17547 del 2010; n. 21397 del 2014; Cons. Stato sez. VI, n. 4738 del 2008)”;
  • nella fattispecie, risulta inequivocabile dalla causa petendi e dal petitum, l’esercizio dell’azione contrattuale ex art. 2087 c.c., avendo il ricorrente dedotto la imputabilità dell’evento dannoso alla condotta della amministrazione. Ha, infatti, precisato di aver lavorato in locali al piano terra, per un periodo anche in locale al piano interrato, dove erano presenti le macchine per la stampa e di aver usato sostanze tossiche e nocive con segnalazione di pericolo per ingestione, inalazione e contatto. Ha imputato al datore di lavoro: l’omissione di controlli periodici relativi alle condizioni di igiene e sicurezza nei locali adibiti a tipografia; la mancata predisposizione di impianti di areazione e ventilazione nei locali preposti; la mancata fornitura di dispositivi di protezione; la mancata effettuazione di visite sanitarie preventive periodiche”;
  • indiscussa è, nella giurisprudenza, l’applicabilità dell’art. 2087 c.c., con conseguente prescrizione decennale, al rapporto di lavoro pubblico e al personale militare (ex multis Cons. Stato sez. IV, n. 3104 del 2018, sez. VI n. 1173 del 2011, sez. IV n. 2272, del 2010)”;
  • costituisce pure principio consolidato nella giurisprudenza, in riferimento alla decorrenza del termine di prescrizione, quello secondo cui la prescrizione decennale decorre dal momento in cui il danno si è manifestato, divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile (ex multis Cass. civ. n. 17629 del 2010; n. 19022 del 2007) oltre che causalmente riconducibile ad un terzo (nella diversa ipotesi di responsabilità extracontrattuale, cfr. a partire da Sez. Un. n. 576 del 2008, ex multis Cass. civ. n. 18521 del 2018, n. 4996 del 2017)”;
  • nella fattispecie, il 1997 segna il momento della emersione della malattia ed anche il momento di consapevolezza della sua riconducibilità causale di questa al servizio espletato, quando il ricorrente ha proposto domanda per il riconoscimento della dipendenza dalla causa di servizio”;
  • conseguentemente il diritto vantato non era prescritto, essendo stato il ricorso dinanzi al Tar introdotto nel 2003”.

Il massimo organo giurisdizionale ha quindi accolto l’appello proposto in relazione allo specifico motivo di impugnazione sulla prescrizione del diritto al risarcimento del danno.

Lascia un commento