Consiglio di Stato. Indennità di missione. Spetta per incarico fuori sede a prescindere dalla tipologia.

Il Consiglio di Stato – Sezione VI – con la sentenza n. 1146/2019 del 19 febbraio 2019 ha respinto il ricorso presentato dalla Guardia di Finanza – avverso la sentenza del T.A.R. Calabria – Sezi I Catanzaro – n.00133/2011, con la quale era stato accolto un ricorso proposto da un appartenente al Corpo e concernente il diniego opposto ad una istanza di anticipo dell’indennità di missione ai sensi dell’articolo 6 – comma 9 – del D.P.R. n. 170/2007.

L’adìto T.A.R. aveva accolto il ricorso mettendo in evidenza che:

  • l’indennità di trasferta per missione spetta per il fatto che, al di là del nomen iuris utilizzato dall’Amministrazione, un dipendente sia stato spostato temporaneamente in una sede diversa da quella ordinaria di servizio e distante da quest’ultima almeno dieci chilometri”;
  • in presenza delle predette condizioni, il dipendente acquista il diritto al beneficio in questione, che non può validamente essere negato per il fatto che l’atto organizzativo di attribuzione all’interessato di un incarico continuativo in una località diversa da quella di assegnazione non rechi la formale ed esplicita dicitura dispositiva dell’invio in missione, ma ad esempio, come nella specie, quella del tutto neutra e atecnica di distacco. ( …)”;
  • ciò che rileva sul piano sostanziale, del resto, è la circostanza che vede il dipendente, sia pure per un lasso di tempo determinato, svolgere la propria prestazione lavorativa presso sede di servizio diversa da quella ordinariamente assegnata e presso la quale resta invero incardinato, non sostanziando infatti il “distacco” un vero e proprio trasferimento d’ufficio. Sussistono dunque tutti quei disagi e quegli oneri connessi all’espletamento del servizio presso altra sede ordinariamente compensati con l’indennità di trasferta per missione”.

In linea con quanto sostenuto nella impugnata sentenza di primo grado, il Consiglio di Stato ha ribadito che “l’indennità di missione va erogata nel caso di applicazione del militare ad un incarico fuori sede, a prescindere dalla tipologia o nomen iuris del provvedimento che assegna tale nuovo incarico”.

Il massimo organo giurisdizionale ha quindi rigettato l’appello proposto dall’Amministrazione, condannando il Comando Generale della Guardia di Finanza al pagamento in favore dell’appartenente al Corpo di euro 2500,00 (duemilacinquecento) oltre spese generali IVA e CPA per onorari del grado.

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