Concorso per 70 S.Ten. nella Guardia di Finanza, riservato ai Luogotenenti Cariche Speciali. Un grave errore ed una gratuita mortificazione della categoria. di Mario Russo*

Vorrei aggiungermi al coro di dissenso, per esprimere il mio pensiero critico e la totale disapprovazione verso il bando di concorso per Sottotenenti indetto dal Comando Generale della Guardia di Finanza il 5 giugno scorso.

Sono Comandante, non per mia scelta, di una Tenenza da quasi 13 anni (nel luglio 2005, il pomeriggio del 12, mi venne notificato l’ordine di trasferimento) e, al pari di altri Comandanti di Reparto, non ho partecipato al concorso perché, dopo aver maturato un’elevata anzianità di servizio ed anagrafica ed aver rivestito per molti anni incarichi di alta responsabilità, ritengo avvilente e mortificante aspirare ad indossare la stella di Sottotenente attraverso il superamento di una prova preliminare e di test per l’accertamento dell’idoneità attitudinale per accedere al ruolo degli Ufficiali.

Ad un’analisi più attenta, la sostanza di questo concorso, purtroppo, risiede nel superamento della prova preliminare consistente nella somministrazione di test a risposta multipla, una prova ampiamente selettiva che estromette dal concorso, immediatamente, una grandissima percentuale dei partecipanti (per intenderci, superano la prova solo 192 concorrenti); prova nella quale peraltro non rilevano i meriti di servizio, che assumono, invece, rilevanza in un secondo momento e solo tra coloro che l’hanno superata.

Altro che meritocrazia, il “reclutamento” dei migliori Luogotenenti C.S. avviene tra quelli che hanno indovinato la risposta, con l’apposizione della X nella casella giusta.

A mio modesto parere, questo concorso è pensato e strutturato male e mortifica un’intera categoria, da tutti, Superiore Gerarchia compresa, unanimemente considerata “la spina dorsale” del Corpo.

A scanso di equivoci, non si reclamano regali o premi alla carriera ma semplicemente un giusto e doveroso riconoscimento dei meriti professionali, costruiti nel corso degli anni con grandi sacrifici e impegno che, ahimè, con questa prova concorsuale vengono neutralizzati e/o non adeguatamente valorizzati.

Meritiamo più rispetto e maggiore considerazione soprattutto nelle scelte che ci riguardano.

Riconosco che la Guardia di Finanza è ben fornita di figure illuminanti, tuttavia, quando si vanno ad assumere decisioni così rilevanti che incidono sulla progressione di carriera dell’intera categoria è opportuno che sia adeguatamente e consapevolmente coinvolta la Rappresentanza che, se messa in condizioni di farlo, è ampiamente in grado di fornire un contributo di idee. Altrimenti, non si comprende che senso abbia la presenza di questo Organismo così decantato dalla Gerarchia ma nei fatti, a volte, escluso anche dai processi decisionali di maggiore impatto sul personale e sulla sua carriera.

E’ auspicabile che il sindacato, di prossima costituzione, possa costituire un efficace strumento per limitare questa tendenza dell’Amministrazione, con spiccato carattere di autreferenzialità, ad assumere scelte non condivise anche in ambiti di diretto ed indiretto impatto sulla condizione lavorativa del personale e sulle sue prospettive di carriera.

Ritornando alla somministrazione dei test, se proprio fossero stati ritenuti indispensabili, si sarebbe potuto almeno prevedere che la prova preliminare avesse valore aggiuntivo e non selettivo rispetto alle altre prove, in modo che il relativo punteggio concorresse con quelli delle altre prove.

Quello che più sorprende e amareggia è che si è ritenuto di adottare criteri di selezione così articolati ed onerosi, che si discostano notevolmente da quelli applicati dall’Arma dei Carabinieri e dalla stessa Polizia di Stato, che invece si sono basati sui soli titoli, comunque affidabili ed adatti a formulare una valutazione sull’idoneità ad indossare il grado superiore.

Infatti, la prova selettiva adottata dalle Amministrazioni citate è imperniata su elementi qualificanti empirici predeterminati (incarichi di responsabilità rivestiti, titoli di studio, specializzazioni, meriti di servizio, ecc.) che esprimono sicuramente e comunque un valore intrinseco e di maggior affidabilità rispetto ai test a risposta multipla.

Non solo, l’adozione della procedura semplificata avrebbe fatto risparmiare all’Amministrazione importanti risorse che si sarebbe potuto destinare all’attività operativa e/o a soddisfare esigenze più impellenti e nobili: la mia mente in questo momento va a quei colleghi che si trovano in difficoltà economiche come ad esempio quelli colpiti recentemente dal terremoto nelle Marche.

Oltre a ciò va anche considerato il periodo di assenza prolungato dal servizio (30 giorni di licenza straordinaria) da parte dei colleghi che partecipano al concorso.

E’ evidente lo stupore e il disagio dei colleghi per la sperequazione determinata dalla diversità delle scelte e, tra queste, di quella adottata dalla nostra Amministrazione che, a mio parere, non appare coerente con il principio di carattere generale di limitare al massimo gli oneri per le procedure concorsuali allorquando i medesimi risultati si possono raggiungere senza l’aggravio di risorse, nonché con i principi di equiordinazione del rapporto di impiego delle Forze di polizia e delle Forze Armate (art. 3, L. 6/3/92, n. 216) e dell’assoggettamento delle Forze di Polizia ad ordinamento militare alla medesima disciplina del codice dell’ordinamento militare (D.Lgs. n. 66/2010).

Ci sarebbe a mio avviso materia per valutare l’avvio di un contenzioso.

Invero, non mi stupisce questa diversità di scelte e di organizzazione tra le Amministrazioni ad ordinamento militare, non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima.

Vorrei concludere con un’esortazione: il concorso è moralmente una bruttura che apre una ferita difficilmente rimarginabile, ma il tempo per rimediare c’è: basta volerlo!.

*Luogotenente C.S. Mario Russo

Delegato Co.ba.r. Marche

Comandante Tenenza GdF Osimo (AN)

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