Ci vuole coraggio, Ministro Trenta.

Polizia e democrazia: Ci vuole coraggio, Ministro Trenta.

di Michele Turazza

11 aprile 2018: la Corte costituzionale rende nota, in un comunicato stampa, la sua decisione sui diritti sindacali dei militari.

20 giugno 2018: è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie speciale, la sentenza n. 120 della Corte costituzionale che dichiara costituzionalmente illegittima la disposizione del Codice dell’Ordinamento Militare che vieta ai lavoratori con le stellette di costituire sindacati e aderire ad altre associazioni sindacali.

Ministro Trenta, non c’è più tempo. Siamo ormai giunti alle fine di questo anno che rimarrà nella storia per quanto riguarda la conquista di nuovi diritti da parte del personale militare, che da troppi anni sta pazientando, fiducioso in un netto cambio di rotta. Un cambio di rotta che può avvenire soltanto se la classe politica matura la consapevolezza della posta in gioco: il pieno riconoscimento dei diritti sindacali di una categoria di lavoratori, nei cui confronti troppo spesso trionfa la vuota retorica delle cerimonie ufficiali, per essere poi dimenticata quando chiede tutele reali. Il sindacato non è il fine, ma uno dei mezzi mediante i quali far spalancare le porte delle caserme a quello “spirito democratico della Repubblica” cui l’ordinamento militare deve informarsi, unica via indicata dalla nostra Costituzione per rendere i militari cittadini tra la gente, lavoratori per la gente.

Ministro Trenta, la Corte costituzionale ha spianato la strada: ora tocca a voi. Non bastano i proclami sui social, le rassicurazioni ai comitati promotori delle prime sigle, la vicinanza formale ai militari. Si faccia promotrice di un disegno di legge del Governo, che superi il vetusto modello della libertà sindacale separata (anche per la Polizia di Stato); che consenta ai nuovi sindacati militari una piena operatività, nel rispetto di limiti che salvaguardino – certo – la specificità delle delicate funzioni, ma non svuotino i diritti conquistati; che abbandoni il dispendioso e inefficace sistema delle rappresentanze militari; che ripensi l’istituto del “preventivo assenso” ministeriale, rendendolo il più possibile compatibile con la Costituzione e in linea con la libertà che essa garantisce in tema di diritti associativi. Dimostri l’impegno concreto del governo, di cui Lei è rappresentante, nel ripristino e potenziamento del Corpo Forestale dello Stato – militarizzato da una scellerata riforma che ha disperso competenze e passione – senza attendere la sentenza della Corte costituzionale.

Ci vuole coraggio, Ministro Trenta, per andare oltre un (dis)ordine immobile da decenni. Per scardinare prassi e privilegi. E altrettanto ne serve per indicare le associazioni dei lavoratori con la loro denominazione corretta: sindacati. La Sua circolare di fine settembre, da questo punto di vista, delude: mai li chiama col loro nome, addirittura imponendo ai nascenti gruppi “una denominazione idonea ad evidenziarne la natura di associazione professionale militare, sia pure a carattere sindacale, che non richiami, in modo equivoco, sigle sindacali per le quali sussiste il divieto di adesione”. No, Signora Ministro, il tanto temuto “carattere sindacale” non dev’essere un accidente, ma il carattere costitutivo delle associazioni di lavoratori militari, che debbono poter contare su poteri effettivi, primo tra tutti quello di contrattazione.

Serve coraggio, Ministro Trenta: ogni riforma, anche la migliore, resta monca se non è accompagnata da un cambiamento culturale. Ma sta a una classe politica coraggiosa compiere il primo passo.

Fonte: Rivista Polizia e Democrazia Novembre/Dicembre 2018

 

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