C.G.A.R.S. – Sentenza n.00189/2018 –. Compenso forfettario di impiego. Se le risorse sono esaurite i militari hanno diritto al compenso per straordinario e riposo compensativo.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha riformato la sentenza di primo grado emessa dal T.A.R. Sicilia – Sede Palermo (Sez. I n. 626/2014) -, concernente il rigetto di una istanza per ottenere il pagamento del compenso forfettario di impiego (CFI) per i servizi anti immigrazione svolti a Lampedusa.

Ritenendo fondato l’appello prodotto dal Comando Generale della Guardia di Finanza, il C.G.A.R.S. ha evidenziato che:

  • “i militari hanno una legittima pretesa a vedersi riconosciuta – in presenza dell’avvenuto accertamento dei presupposti di legge- il compenso forfettario d’impiego di cui all’art. 3 l. n. 86/2001. Tuttavia il legislatore espressamente vincola, al riconoscimento di detta pretesa, un fondo definito annualmente. È chiaro che l’impegno per il contrasto all’immigrazione clandestina e per l’accoglienza umanitaria dipende da fattori imprevedibili, che sfuggono a una quantificazione precisa delle risorse da destinare al fondo per il compenso forfettario dei militari impiegati in tali operazioni. Il nostro ordinamento è vincolato al rispetto del principio costituzionale che assicura la copertura finanziaria a tutti gli impegni di spesa”;
  • “quando le risorse appostate nel fondo/capitolo si esauriscono i militari hanno diritto a godere di altre forme di ristoro (compenso per straordinario e riposo compensativo) che sono alternative al compenso forfettario d’impiego, e quindi attivabili allorquando siano venute meno le risorse economiche destinate a detto compenso forfettario”;

  • “esaurito l’apposito fondo che sostiene il compenso forfettario, il ricorso al compenso per lavoro straordinario e al riposo compensativo, sono strumenti legislativamente previsti, che offrono un bilanciamento proporzionato e ragionevole fra le posizioni giuridiche soggettive vantate dai militari e l’interesse alla corretta gestione delle risorse pubbliche, evitando scompensi e oneri che si riverserebbero sui successivi esercizi finanziari andando a gravare sempre sullo stesso fondo con un sacrificio certamente maggiore per i potenziali destinatari delle risorse”.

Il Collegio giudicante ha quindi accolto l’appello presentato dall’Amministrazione, compensando tra le parti le spese di giudizio.

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