Assorbimento del Corpo Forestale dello Stato. Orientamento del Governo.

Pubblichiamo stralcio del resoconto della seduta n. 67 del 19 ottobre 2018 della Camera dei Deputati nel corso della quale il Governo ha risposto ad una interpellanza urgente in merito all’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato.

STRALCIO DEL RESOCONTO

(Orientamenti in merito alle criticità della riforma di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, con riguardo all’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei carabinieri – n. 2-00136)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all’ordine del giorno Battilocchio ed altri n. 2-00136. (Vedi l’allegato A).

Chiedo al deputato Alessandro Battilocchio se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, sottosegretario Tofalo, con spirito positivo e anche a nome di molti altri colleghi e soprattutto per conto di tantissimi appartenenti al Corpo forestale dello Stato e delle loro famiglie, ho presentato, come primo firmatario, questa interpellanza urgente e con ottimismo confido nella sua risposta a nome dell’Esecutivo; un Governo che in più occasioni, attraverso la voce di suoi autorevoli rappresentanti, ha confermato un concetto che risulta sempre più chiaro ed evidente: la “riforma Madia” e, in particolare, questo decreto di accorpamento, questa fusione a freddo tra il Corpo forestale dello Stato e l’Arma dei carabinieri, è stato un vero clamoroso disastro annunciato.

Ma voglio cominciare, usando le parole virgolettate di alcuni Ministri. Il 3 ottobre 2018 il Ministro delle politiche agricole e forestali, Marco Centinaio, ha dichiarato che “l’accorpamento non ha prodotto alcun risparmio. Lavorerò per riportare il Corpo forestale dello Stato ad essere indipendente dai carabinieri e mi farò portatore di una proposta specifica al Consiglio dei Ministri”. Gli ha fatto eco il Ministro della pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, che ha definito fallita la “riforma Madia” e si è riferita alle grandi difficoltà nella gestione delle campagne antincendi. O anche il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, che, senza mezzi termini, ha parlato di un gravissimo errore al quale è necessario porre subito rimedio. Lo stesso Ministro Salvini, in qualità di eurodeputato, il 31 maggio 2016, ha interrogato la Commissione europea su questa scelta, ritenendola incompatibile con le politiche di tutela ambientale portate avanti dalla Commissione stessa.

Quindi, ci sono esponenti più che autorevoli che esprimono chiare, nette ed inequivocabili posizioni politiche, alle quali, tuttavia, devono seguire fatti concreti e, come promesso, tutto ciò deve avvenire celermente. È proprio di questi giorni la notizia che il Presidente della Corte costituzionale ha deciso che il prossimo 19 marzo sarà discussa, dinanzi alla Consulta, la questione della legittimità della soppressione del Corpo forestale dello Stato e dell’assorbimento del suo personale nell’Arma dei carabinieri, cui è conseguita la loro forzata militarizzazione. La Corte si pronuncerà dopo le varie sentenze dei tribunali amministrativi regionali, che vanno delineando una giurisprudenza piuttosto netta e piuttosto chiara in materia.

Ma, onorevoli colleghi, il 19 marzo è lontano. Dunque, facciamo in modo che la politica arrivi in anticipo. Io mi auguro davvero che il Governo abbia il coraggio di agire prima della magistratura e della Corte, correggendo la rotta su una linea che si è dimostrata fallimentare sotto tutti i punti di vista. Questo accorpamento è stato sbandierato come risultato di efficienza e razionalizzazione dal precedente Governo, anche invocando a sproposito cornici comunitarie, ma ad un’analisi cruda dei dati il risultato è davvero impietoso.

Non sono state mai fornite conferme ufficiali dell’auspicato risparmio derivante dal provvedimento, pari a circa 100 milioni in tre anni secondo quanto pomposamente indicato dall’ex Ministro. Di contro, la stima di un milione di euro di costo per l’assorbimento del Corpo è stata chiaramente sottodimensionata considerato che, a mero titolo esemplificativo, possiamo ricordare che la rete informatica dell’Arma dei carabinieri necessita di restare separata da quella dell’ex Corpo forestale dello Stato e, dunque, ogni struttura forestale dei carabinieri deve essere dotata di ulteriori computer collegati sia alla rete dell’Arma sia alla rete dell’ex Corpo; ad ogni carabiniere, poliziotto, finanziere o vigile del fuoco transitato dal Corpo forestale dello Stato è stata assegnata la nuova uniforme ordinaria completa, l’uniforme operativa e i dispositivi di protezione individuale; sono state fornite armi individuali alle circa 800 unità provenienti dal Corpo forestale dello Stato che prima non ne avevano in dotazione; sono stati dichiarati fuori uso automezzi di servizio idonei al servizio extraurbano in zone impervie per l’alto chilometraggio e, quindi, dovranno essere reintegrati; l’attività di spegnimento aereo, che assicurava alla flotta elicotteri del Corpo, è stata demandata dalle regioni a soggetti privati, con costi lievitati fino a venti volte; vi è stata un’espansione dei costi di manutenzione degli aeromobili che, nella precedente organizzazione, veniva parzialmente svolta dai tecnici abilitati del Corpo, mentre oggi viene portata avanti interamente da ditte private. Numeri, fatti ed episodi concreti e non propaganda.

La riforma in parola ha pesantemente penalizzato l’efficienza e l’efficacia degli interventi – un esempio lampante è la gestione dei recenti interventi sul monte Serra nel pisano – in quanto la catena di comando, che doveva essere accorciata e razionalizzata, in realtà è stata appesantita, allungata e replicata oltre misura. Il vertice del Corpo forestale dello Stato era posto alle dirette dipendenze del Ministro delle politiche agricole, si avvaleva di un vicecapo del Corpo e di 21 dirigenti superiori a capo dei sei servizi centrali e dei comandi delle 15 regioni a statuto ordinario. L’attuale assetto organizzativo prevede che il comandante del comando unità forestali, ambientali ed agroalimentari sia alle dipendenze dello stato maggiore del comando generale dell’Arma dei carabinieri, si avvalga di un vicecomandante e di uno staff che ha alle dipendenze 4 diverse aree: il comando biodiversità e parchi, il comando tutela forestale, il comando tutela ambiente, il comando tutela agroalimentare, con la conseguente creazione ridondante delle branche dello staff. Tutto più complesso, tutto più macchinoso, tutto più lento, tutto drammaticamente e palesemente meno efficiente.

L’ex Ministro dell’agricoltura trionfalmente affermava che “l’unione tra carabinieri e forestale darà vita alla polizia ambientale più forte d’Europa”. “Maddechè”, si dice a Roma. “Parole, parole, parole”, cantava Mina, interpretando un brano sempreverde degli anni Settanta. I fatti dicono che il Corpo forestale dello Stato all’atto della soppressione contava su circa 7.600 unità, a fronte, tra l’altro, delle 9.360 previste dalle dotazioni organiche di legge. Al netto dei transiti nelle altre amministrazioni, sono confluite nell’Arma dei carabinieri circa 6.400 unità che, tra l’altro, non sono tutte impiegate all’interno del comando unità forestali, ambientali e agroalimentari, in quanto si devono sottrarre le unità impiegate presso le scuole forestali e presso il raggruppamento aeromobile dei Carabinieri. Inoltre, poiché la linea territoriale dell’Arma e altri reparti specialistici non si occupano di tutela ambientale, eccezion fatta per le poche centinaia di unità del Comando tutela ambiente e del Comando tutela agroalimentare, è chiaro che il compito prima svolto dal Corpo forestale è rimasto appannaggio dei soli poco più di 6 mila carabinieri forestali: mancano all’appello 1.300 unità rispetto al già insufficiente organico dell’ex Corpo Forestale dello Stato. Quindi, numeri, onorevoli colleghi, che smentiscono gli annunci e di titoli di stampa.

I Corpi forestali delle regioni e delle province autonome sono stati, tra l’altro, esonerati dalla riforma Madia, dunque l’attività di tutela ambientale è diversificata tra regioni dello stesso Stato e sovrapposta rispetto a quella nazionale. Sarebbe stato sicuramente più razionale accorpare a quello dello Stato i Corpi forestali regionali e le polizie provinciali, per creare una grande Polizia ambientale statale.

Irrazionale, inoltre, al di là dei programmi, consentire la grave perdita di professionalità e competenze. Una parte del personale ha dovuto indossare divise differenti (Polizia di Stato, Guardia di finanza, Carabinieri, Vigili del fuoco), o addirittura, un’altra parte è stata costretta a spogliarsene completamente, per transitare nella pubblica amministrazione. Il know-how dei forestali spacchettato tra Guardia di finanza, Carabinieri, in parte Polizia, ordine pubblico ed in parte, a titolo esclusivo, Vigili del fuoco in materia di antincendio boschivo. Vigili del fuoco che – va sottolineato – sono uno degli orgogli d’Italia, per efficienza e dedizione, ma la loro organizzazione territoriale oggettivamente mal si confà alle esigenze di chi deve, invece, intervenire in modo tempestivo in zone lontane dai centri abitati.

Potrei continuare a lungo, ma attendo di sapere quali sono gli orientamenti del Governo e spero davvero che l’Esecutivo batta un colpo per porre rimedio a questo clamoroso, inefficiente, inefficace, irrazionale e molto esoso fiasco.

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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la Difesa, Angelo Tofalo, ha facoltà di rispondere.

ANGELO TOFALO, Sottosegretario di Stato per la Difesa. Grazie, Presidente. Il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, eredità della precedente compagine governativa, emanato in attuazione della legge n. 124 del 2015, la così chiamata riforma Madia, ha sancito, a partire dal 1° gennaio 2017, l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato in diverse amministrazioni statali, attribuendo in particolare all’Arma dei carabinieri le funzioni già esercitate dal Corpo in materia forestale e ambientale, ad eccezione di quelle assegnate ai Vigili del fuoco in materia di lotta attiva contro gli incendi boschivi, alla Polizia di Stato quelle in tema di ordine pubblico e alla Guardia di Finanza quelle materie di soccorso montano, sorveglianza e controllo delle frontiere.

In attuazione del succitato provvedimento che, come ha già ha detto l’onorevole interpellante, ha originato non poche problematiche di natura organizzativa, logistica e personale, al punto tale da rendere addirittura necessario un pronunciamento da parte della Corte costituzionale, che è previsto nei primissimi mesi dell’anno a venire, si è dovuto provvedere ad una articolata riconfigurazione dei reparti del Corpo, insieme all’organizzazione per la tutela forestale ambientale e agroalimentare dell’Arma dei carabinieri. Bisogna qui dare comunque merito all’Arma che si è impegnata in questa riorganizzazione e rimodulazione. Ovviamente, per ripianare i posti d’impiego lasciati scoperti a seguito dell’assorbimento, si è reso necessario operare sugli organici, attingendo dai corsi in atto e proseguendo con successivi arruolamenti, soprattutto nei territori boschivi e rurali.

Parallelamente, si è dovuto razionalizzare, anche a fini economici, l’ambito infrastrutturale, avviando un programma che prevedesse il rilascio di 147 immobili, di cui 112 in locazione passiva. In tema immobiliare, poiché è intendimento favorire l’accorpamento delle sedi, è stato necessario predisporre, congiuntamente all’Agenzia del demanio, un progetto tipo per la realizzazione di un’infrastruttura che fosse in grado di ospitare sia il presidio dell’Arma territoriale, sia il reparto dell’Arma forestale. Va peraltro sottolineato come, nel merito degli interventi per il contrasto agli incendi, il decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112 affidi la competenza primaria alle regioni, riservando allo Stato il concorso nell’attività di spegnimento. Tale assetto generale è stato confermato e ancor più esplicitato dalla legge quadro sugli incendi boschivi, 21 novembre 2000 n. 353, che ha, tra l’altro, attribuito alle regioni il compito di definire e programmare, mediante appositi piani regionali, le attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi.

Venendo alla richiesta formulata dagli interpellanti circa l’opportunità di ripristinare la situazione preesistente all’accorpamento, questo Dicastero, pur nei limiti imposti dalle prescrizioni dettate dalla legge n. 124 del 2015, la cosiddetta riforma Madia, menzionata in premessa, sta attentamente già vagliando tutte le possibili iniziative di propria pertinenza al fine di prospettare gli imprescindibili contesti interministeriali. In ogni caso, tale valutazione potrà aver luogo sorti in maniera più efficace soltanto a valle del fondamentale pronunciamento da parte della Corte costituzionale.

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PRESIDENTE. Il deputato Battilocchio ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI). Bene, in particolare rispetto all’ultimo passaggio, mi dichiaro parzialmente soddisfatto e ringrazio comunque il sottosegretario per la risposta. L’intenzione di voler intraprendere azioni necessarie ad arginare i danni che la riforma Madia ha causato sull’efficienza, sull’efficacia e sui costi dell’attività svolta dagli attuali Carabinieri forestali è stata più volte, come ho detto prima, richiamata dall’attuale Esecutivo e noi su questo percorso ci saremo. L’interpellanza odierna è ovviamente volta ad accelerare il più possibile l’azione. Prendo atto che si attenderà il pronunciamento della Corte costituzionale, che è comunque imminente, perché è il 19 marzo. Nel frattempo, sarebbe utile ed opportuno avviare un tavolo di confronto, perché questa credo che sia una tematica che va ovviamente al di là delle strette appartenenze partitiche. Il punto di partenza è che ogni giorno che passa è un giorno in più, in cui uomini e donne dell’ex Corpo forestale sono costretti ad operare in un contesto oggettivamente a loro non familiare, e questo non per colpa, ovviamente – ha fatto bene il sottosegretario a ricordare gli sforzi dell’Arma dei carabinieri –, degli eccellenti uomini dell’Arma, ma in quanto, dopo decenni di onorato servizio in una forza di polizia ad orientamento civile, hanno dovuto adeguarsi ovviamente alla struttura prettamente militare, nella quale non è immediato, né scontato adattarsi.

Quindi, ecco quello che noi chiediamo è un po’ di coraggio. Honoré de Balzac diceva che il coraggio non può essere contraffatto: è una virtù che sfugge all’ipocrisia. Ebbene, su questa tematica io mi auguro che il Governo sappia mostrare coraggio, coraggio di fare realmente e di abbandonare l’ipocrisia della mera propaganda del passato. Quindi, sull’accorpamento del Corpo forestale dello Stato, anche sulla base di quanto confermato dal sottosegretario, tutti riteniamo che sia necessario intervenire e che dai proclami si passi ai fatti, che agli annunci seguano azioni concrete. È questo ciò di cui hanno bisogno le migliaia di uomini impiegati a salvaguardia dell’ambiente: è questo ciò di cui ha bisogno l’Italia.

Quindi, anche alla luce di questo momento importante di confronto positivo in Parlamento, io mi auguro che già da lunedì, proprio nei giorni in cui si festeggia l’anniversario della fondazione, nell’ottobre del 1822, del Corpo forestale dello Stato, si apra un confronto, si ingrani una marcia decisamente più spedita nell’affrontare la situazione. Quindi, questo è il nostro auspicio.

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