Associazioni professionali a carattere sindacale e militari: dalla consulta una svolta epocale

24 aprile 2018
Con nota dell’11 aprile 2018 l’Ufficio Stampa della Corte Costituzionale ha diramato il seguente comunicato: “La Corte costituzionale ha dichiarato parzialmente fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1475, comma 2, del Codice dell’ordinamento militare nella parte in cui vieta ai militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale. Resta fermo il divieto di “aderire ad altre associazioni sindacali”. La specialità di status e di funzioni del personale militare, ha però puntualizzato la Corte, impone il rispetto di “restrizioni”, secondo quanto prevedono l’articolo 11 della CEDU e l’articolo 5 della Carta sociale europea. Restrizioni che, in attesa del necessario intervento del legislatore, allo stato sono le stesse previste dalla normativa dettata per gli organismi di rappresentanza disciplinati dal Codice dell’ordinamento militare”.
La portata di tale pronunciamento, che sancisce la caducazione del divieto di costituire associazioni sindacali per i militari, assume un significato che, senza per ciò poter essere tacciati di eccessi retorici, si può tranquillamente definire epocale poiché rappresenta una pietra miliare fondamentale nel percorso intrapreso da tantissimi militari che, sostenuti dai propri colleghi, hanno invocato ed auspicato il raggiungimento di un obiettivo che è di civiltà giuridica e sociale.

La Consulta ha ritenuto che il divieto di costituire sindacati costituisse una limitazione dei diritti fondamentali dei militari.  Diritti imprescindibili per una piena e totale realizzazione personale ed umana

In particolare, sul piano giuridico, senza entrare in tecnicismi eccessivi, la Consulta ha evidentemente ritenuto che il predetto divieto costituisse una limitazione dei diritti fondamentali dei militari – cittadini sia sul piano del rispetto del principio di eguaglianza, sia sul piano del rispetto del diritto di associazione, ivi compresa quella sindacale, quali prerogative imprescindibili nell’ambito della necessità di garantire il diritto fondamentale, rinvenibile in capo a tutti i cittadini, ad una piena e totale realizzazione personale ed umana, e ciò ad ogni livello, ivi compreso quello della rappresentanza in ambito professionale e lavorativo.
In tale ottica, non può sfuggire la portata “epocale” di tale pronunciamento atteso che, nella vigenza del comma 2 dell’art. 1475 del Codice dell’ordinamento militare, ai militari era inibito il diritto di costituire associazioni sindacali dovendo gli stessi attenersi esclusivamente alla normativa dettata per i relativi organismi di rappresentanza, con l’ovvio corollario di una sorta di “inquadramento” che non consentiva ai singoli militari di esprimere liberamente realtà associative di carattere sindacale che avessero il diritto di farsi portavoce di istanze e rivendicazioni di natura professionale e lavorativa presso le istituzioni competenti.
In tale quadro, non può ovviamente sottacersi il dato a tenore del quale, sulla scorta della specialità di status e di funzioni del personale militare, il legislatore è chiamato a prevedere il rispetto di una serie di “restrizioni” che allo stato, in attesa di specifici interventi normativi, risultano mutuabili da quelle attualmente previste per gli organismi di rappresentanza disciplinati dal Codice dell’ordinamento militare.

Non posso esimermi dall’esprimere soddisfazione per un traguardo nel quale ho sin da subito creduto e che ho auspicato con forza, certo che tale traguardo costituirà solo il primo step in un percorso che avrà, quale stella polare, la tutela dei tanti amici militari, uomini e donne, che servono il nostro paese con passione e dedizione

In relazione a tale ultimo profilo, si impongono alcune riflessioni, sintetizzabili in una duplicità di considerazioni. La prima è quella di un auspicabile celere intervento del legislatore il quale, anche sulla scorta dei rapporti istituzionali consolidatisi nel tempo con i vari organismi di  rappresentanza dei militari, è in possesso di tutti gli elementi necessari per una definizione delle “restrizioni” al diritto di associazione sindacale per i militari in tempi brevi preservando e garantendo al contempo, in tale fondamentale fase, il perseguimento di un confronto costruttivo che veda coinvolti proprio gli organismi di rappresentanza dei militari. La seconda considerazione che sovviene è quella, parimenti auspicabile, di una serena presa d’atto, da parte delle gerarchie, di una novità che, lungi dal costituire un vulnus ai rispettivi livelli di responsabilità e di esercizio delle proprie prerogative, costituisce un’opportunità per una sfida entusiasmante, da raccogliere nella consapevolezza che la stessa rappresenterà un momento di crescita e di valorizzazione delle proprie competenze e capacità sia umane che professionali.
In conclusione, quale socio fondatore dell’Associazione Sicurezza Cum Grano Salis, non posso esimermi dall’esprimere la mia personale soddisfazione per un traguardo nel quale ho sin da subito creduto e che ho auspicato con forza sostenendo, per quelle che potevano essere le mie possibilità, le attività e le iniziative dei tanti amici militari, ed in particolare degli amici appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza, certo altresì che tale traguardo, grazie soprattutto alla loro tenacia e preparazione, costituirà solo il primo step di un cammino verso nuove ed ambiziose mete, in un percorso che avrà sempre, quale stella polare, la tutela dei tanti amici militari, uomini e donne, che servono il nostro paese con passione e dedizione.
Avv. Pasquale Romano
(socio fondatore Associazione Sicurezza Cum Grano Salis)

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