Assegnazione temporanea – tutela maternità e paternità. Ancora giurisprudenza altalenante.

Il Tribunale Amministrativo per il Lazio, con sentenza n. 02531/2018 del 06 marzo 2018, ha rigettato il ricorso proposto da un finanziere avverso il diniego opposto dal Comando Generale della Guardia di Finanza ad una istanza di assegnazione temporanea ad altra sede, ai sensi dell’art. 42-bis comma 1, del D.Lgs. 151/2011, motivato per carenze organiche presso il reparto di appartenenza.

Ricordiamo che il T.A.R. Emilia Romagna con sentenza n. 00665/2017 del 03 ottobre 2017, aveva evidenziato in particolare che per negare il trasferimento “l’amministrazione deve opporre una reale difficoltà conseguente allo spostamento dell’istante e non segnalare quei disagi o inconvenienti che sono sempre conseguenti al trasferimento di un’unità da un reparto che così aumenta di un’unità la scopertura dell’organico”.

Tale principio deriva dalla lettura interpretativa della modifica normativa intervenuta all’art. 42 bis D. lgs. 151/2001 con la legge delega per la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni (art.14 – comma 7 – della legge n. 124/2015), a seguito della quale è stato sancito che “l‘eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali.

Con la menzionata sentenza del 06 marzo 2018, il T.A.R. per il Lazio ha invece sostenuto che:

  • “il beneficio in questione non costituisce un diritto incondizionato del dipendente (…), ma è rimesso ad una valutazione discrezionale dell’Amministrazione che ha il dovere di valutare la richiesta di trasferimento temporaneo alla luce dell’interesse pubblico e di conseguenza accordare il beneficio richiesto quando a ciò non siano di ostacolo le prevalenti esigenze organizzative e di efficienza complessiva del servizio (…)”; 
  • “nella valutazione discrezionale – sindacabile dal giudice limitatamente alla illogicità o irragionevolezza – l’Amministrazione deve accertare l’esistenza di due condizioni: – “che nella sede di destinazione vi sia un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva; questa condizione è tassativa nel senso che in caso contrario il beneficio non può essere concesso”; – “che vi sia l’assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione: vale a dire che, pur quando ricorra il requisito della vacanza e disponibilità del posto, il beneficio può essere tuttavia negato in considerazione delle esigenze di servizio della struttura di provenienza e di quella di destinazione” (…)”;
  • “l’Amministrazione ha motivato, all’esito di una adeguata istruttoria, il proprio dissenso, adducendo ragioni attinenti alla funzionalità del reparto di appartenenza del ricorrente (Gruppo Pronto Impiego di Roma), nel quale il medesimo, in possesso della specializzazione ‘Anti Terrorismo Pronto Impiego è incaricato dell’espletamento di attività di servizio particolarmente delicate e il suo trasferimento, ancorché temporaneo, comporterebbe una vacanza ulteriore in una articolazione di servizio caratterizzata da deficit in un contesto provinciale e regionale già carente di personale, con necessità di sostituire l’interessato con altra unità parimenti qualificata, difficilmente reperibile in considerazione della carenza di risorse di personale disponibile”;
  • “tale giudizio ha valenza negativa assorbente, a prescindere da ulteriori rilievi afferenti alla sede di destinazione richiesta; infatti nell’ipotesi in esame viene a mancare la prima condizione sopra indicata e il diniego si configura come atto vincolato, non sussistendo l’imprescindibile presupposto della «sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva» (…)”; 
  • “né varrebbe obiettare, come avanzato al ricorrente, l’assenza nel provvedimento di diniego impugnato della esternazione dei motivi “eccezionali”, richiesti dal predetto art. 42bis, giustificanti il dissenso dell’Amministrazione, atteso che le articolate argomentazioni contenute nel provvedimento, come sopra indicate, non si limitano ad evidenziare solo la sussistenza della carenza di organico registrata presso il Reparto di appartenenza e la indispensabilità delle funzioni svolte dal ricorrente, ma indicano altresì le situazioni problematiche che verrebbero a crearsi in caso di trasferimento, con la difficoltà di sostituzione con personale parimenti qualificato”; 
  • “riguardo le “esigenze eccezionali” richiamate dalla norma, va rilevato che la giurisprudenza ha evidenziato che le stesse “non possono essere intese in guisa da comprendervi solo situazioni connotate da estemporaneità, imprevedibilità o particolare allarme sociale, ben potendo rientrarvi anche l’esigenza di non compromettere l’efficienza di un ufficio deputato allo svolgimento di funzioni ad elevato impatto con l’utenza e/o essenziali per assicurare l’ordine pubblico ed il rispetto della legislazione vigente” (…)”; 
  • “nel bilanciamento tra la predetta esigenza dell’Amministrazione di non sguarnire ulteriormente la sede già carente del riferito personale e il diritto del militare ad ottenere il trasferimento di sede al di fuori delle ordinarie procedure, deve riconoscersi la prevalenza degli interessi pubblici dell’Autorità di garantire la copertura e la continuità del servizio per la prioritaria tutela del buon funzionamento degli uffici dell’Amministrazione, preposta a compiti di controllo, sicurezza e ordine pubblico”.

Il Collegio giudicante ha quindi respinto il ricorso, ritenendolo infondato, compensando tra le parti le spese di giudizio.

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