Anche il TAR Veneto rimette alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare)

N. 00980/2017 REG.PROV.COLL.

N. 01297/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA NON DEFINITIVA

sul ricorso numero di registro generale 1297 del 2016, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Antonino Galletti, con domicilio, ex art. 25 c.p.a., presso la Segreteria del T.A.R.;

contro

Ministero della Difesa in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distr.le Venezia, domiciliata in Venezia, San Marco, 63;

per l’annullamento

del provvedimento del -OMISSIS-, nonché di ogni altro atto o provvedimento, antecedente o consequenziale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero della Difesa;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 18 ottobre 2017 il dott. Nicola Fenicia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Visto l’art. 36, co. 2, cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

Con il ricorso in esame -OMISSIS–OMISSIS- impugna, chiedendone l’annullamento, il provvedimento del Ministero della Difesa – Direzione Generale per il personale militare, del 23 settembre 2016, con il quale -OMISSIS–OMISSIS- della “-OMISSIS-”, -OMISSIS- (-OMISSIS-), -OMISSIS-.

Il ricorso è affidato a quattro motivi che possono essere così sintetizzati:

1) Violazione e falsa applicazione dell’articolo 1046 del Decreto Legislativo n. 66/2010, in ragione del mancato rispetto dei termini di durata del -OMISSIS-;

2) Violazione e falsa applicazione degli articoli 895, 1350, 1466 e 1370 del Decreto Legislativo n. 66/2010. Violazione e la falsa applicazione degli articoli 1472, 1474, 1475 e 1832 del Decreto Legislativo n. 66/2010 e dell’articolo 751 del “Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di Ordinamento Militare“. Violazione degli articoli 18 e 21 della Costituzione. Eccesso di potere per travisamento dei fatti e per erroneità di presupposti. Eccesso di potere per motivazione incongrua e carenza di attività istruttoria. Sviamento di potere. In particolare, secondo la tesi del ricorrente, l’Amministrazione si -OMISSIS-del -OMISSIS-, e comunque -OMISSIS-. Infine, il ricorrente ha dedotto che il divieto per gli appartenenti alle forze armate di svolgere attività sindacale sancito dall’art. 1475, co.2, del d.lvo n. 66/2010 contrasterebbe apertamente con la recente giurisprudenza della Cedu in materia;

3) Violazione e la falsa applicazione degli articoli 1 e 3 della Legge n. 241/90. Violazione degli articoli 2, 3, 24, 97 della Costituzione. Violazione del principio del buon andamento, imparzialità e trasparenza della Pubblica Amministrazione. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e travisamento dei fatti, violazione del principio di proporzionalità; in quanto, secondo il ricorrente, la pena inflitta sarebbe eccessiva rispetto al modesto disvalore dei fatti ed eccedente il fine di interesse pubblico perseguito;

4) Violazione dell’art. 2186 C.O.M.; in quanto, secondo il ricorrente, l’Amministrazione avrebbe creato una illegittima distinzione, non prevista dal C.O.M., tra associazioni non ufficiali cui non è lecito aderire – e per le quali si rischia la -OMISSIS- -OMISSIS-, ed altre associazioni come -OMISSIS-, per le quali, invece, è lecita l’adesione, introducendo in tal modo una disparità di trattamento tra enti associativi;

4a) Disparità di trattamento, in quanto, procedimenti disciplinari avviati nei confronti di altri militari per la medesima accusa rivolta al ricorrente non si erano conclusi con sanzioni di stato, bensì con provvedimenti più blandi.

Si è costituita in giudizio l’amministrazione intimata depositando documentazione difensiva.

Con ordinanza n. 645/2016 l’istanza cautelare è stata accolta.

Con successiva ordinanza istruttoria è stato ordinato all’Amministrazione resistente il deposito di una relazione di chiarimenti in ordine al -OMISSIS-ne al -OMISSIS- in esame, permanendo dei dubbi relativamente alla presenza di detto documento fra gli atti del -OMISSIS-.

In vista dell’udienza di discussione le parti hanno depositato memorie conclusive.

All’udienza pubblica del 18 ottobre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. Preliminarmente, il Collegio ritiene di dover sollevare, con separata ordinanza, questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 66/2010, secondo cui “I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali”, essendo la questione rilevante ai fini della decisione del ricorso e non manifestamente infondata. Ed infatti, come si esporrà nel separato provvedimento, la medesima questione è stata già rimessa alla Corte Costituzionale, dal Consiglio di Stato, sez. IV, con ordinanza del 4 maggio 2017, n. 2043, con la quale, appunto, si è ritenuta non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare): “a) per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione agli articoli 11 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, come da ultimo interpretati dalle sentenze in data 2 ottobre 2014 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quinta sezione, nei casi “Matelly c. Francia” (ricorso n. 10609/10) e “Adefdromil c. Francia” (ricorso n. 32191/09); b) per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’articolo 5, terzo periodo, della Carta sociale europea riveduta, firmata in Strasburgo in data 3 maggio 1996 e resa esecutiva in Italia con legge 9 febbraio 1999, n. 30”.

2. Nondimeno, appare necessario statuire previamente con sentenza non definitiva su alcuni motivi di ricorso che, ove fondati, sarebbero assorbenti e renderebbero non rilevante la prospettata questione di costituzionalità. Tali motivi sono quelli che attengono al rispetto del contraddittorio procedimentale e dei termini di conclusione del -OMISSIS-, nonché alla effettiva configurabilità nella fattispecie della-OMISSIS-dal secondo comma dell’art. 1475 citato.

3. Ebbene, quanto al primo profilo, dalla documentazione versata in atti dall’Amministrazione, al contrario di quanto dedotto dal ricorrente con i primi due motivi, si ricava come tutte le garanzie partecipative procedimentali siano state rispettate, anche con la messa a disposizione, fin dall’inizio del -OMISSIS-, del filmato da cui muove la contestazione dell’addebito.

4. Inoltre, quanto al contestato mancato rispetto dei termini procedimentali, dalla documentazione depositata dall’Amministrazione risulta che il -OMISSIS-.

Quindi, gli addebiti sono stati contestati all’interessato il 30 marzo 2016, entro il termine decadenziale di 60 giorni, previsto dall’art. 1392, secondo comma del d.lgs. n. 66/2010.

Infine, il termine previsto per la conclusione dell’iter -OMISSIS-, nel caso di specie, lo si rinviene nell’ultimo comma dell’articolo 1392, il quale fissa una regola di chiusura stabilendo che, in ogni caso, il -OMISSIS- si estingue se sono decorsi novanta (90) giorni dall’ultimo atto di procedura senza che nessuna ulteriore attività sia stata compiuta.

4.1. Nel caso di specie sono stati rispettati anche i termini endoprocedimentali di 90 giorni dall’ultimo atto di procedura, in quanto, l’inchiesta formale è stata ordinata dal -OMISSIS-, entro il termine di 270 giorni.

5. Acclarato, quindi, il rispetto dei termini e del contraddittorio procedimentali, quanto invece al merito della contestazione -OMISSIS-, si osserva -OMISSIS-; ciò che, anche a giudizio di questo Collegio, appare sufficiente ad integrare la-OMISSIS-dal secondo comma dell’art. 1475 del d.lgs. 66/2010, posto a fondamento della -OMISSIS- -OMISSIS- qui impugnata, non richiedendo, -OMISSIS-, l’esperimento di particolari formalità.

6. D’altro canto, il ricorrente non poteva non essere consapevole -OMISSIS-d un -OMISSIS- – -OMISSIS-.

7. Sulla diversa questione della -OMISSIS-“-OMISSIS-” -OMISSIS-: “-OMISSIS- “-OMISSIS-” -OMISSIS- (…), -OMISSIS-, in -OMISSIS-”.

8. Per le sopraesposte ragioni, le censure finora esaminate, prospettate con i primi due motivi di ricorso e potenzialmente assorbenti, devono essere respinte con sentenza non definitiva, rimanendo, invece, la decisione delle rimanenti censure logicamente subordinata alla decisione, da parte della Corte Costituzionale, dell’incidente di costituzionalità relativo al divieto posto dall’art. 1475, secondo comma, del d.lgs. 66/2010.

9. Tale questione di costituzionalità, che il Collegio ritiene di sollevare con separata ordinanza, acquista evidente rilevanza ai fini della decisione del presente ricorso, una volta respinti i motivi di carattere procedimentale, essendo provato che l’odierno ricorrente -OMISSIS-

10. Pertanto, il presente giudizio, in parte deciso con la presente sentenza, deve essere per il resto sospeso in attesa della decisione da parte della Corte Costituzionale della questione pregiudiziale di costituzionalità rimessale dal Collegio con separata ordinanza.

11. Le spese di lite saranno liquidate con il provvedimento definitivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Prima), non definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,

Rigetta in parte il ricorso nei sensi e nei limiti indicati in motivazione;

Rimette, con separata ordinanza, alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare);

Dispone la sospensione del presente giudizio;

Spese al definitivo.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 18 ottobre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Maurizio Nicolosi, Presidente

Pietro De Berardinis, Consigliere

Nicola Fenicia, Primo Referendario, Estensore

Divieto per i militari di costituire o aderire ad Associazioni professionali a carattere sindacale: alla Corte costituzionale l’art. 1475, comma 2, del Codice militare

Cons. St., sez. IV, ord., 4 maggio 2017, n. 2043

 

Militari – Associazioni sindacali – Costituzione o adesione – Divieto – Art. 1475, comma 2, d.lgs. n. 66 del 2010 – Violazione art. 117, comma 1, Cost. – Rilevanza e non manifesta infondatezza.

     E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (a tenore del quale “i militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali”): a) per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione agli artt. 11 e 14 Cedu, come da ultimo interpretati dalle sentenze in data 2 ottobre 2014 Cedu, sez. V, nei casi “Matelly c. Francia” (ricorso n. 10609/10) e “Adefdromil c. Francia” (ricorso n. 32191/09); b) per contrasto con l’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’art. 5, terzo periodo, della Carta sociale europea riveduta, firmata in Strasburgo in data 3 maggio 1996 e resa esecutiva in Italia con legge 9 febbraio 1999, n. 30; compete, infatti, al Giudice delle leggi stabilire se effettivamente sussista tale contrasto, previo accertamento che la norma di diritto internazionale convenzionale tratta dall’art. 5 della Carta sociale europea riveduta sia idonea ad integrare parametro di legittimità costituzionale ai sensi dell’art. 117, comma 1, Cost., in considerazione dell’impatto che tale regula juris avrebbe sul distinto, confliggente e fondamentale interesse dell’ordinamento a disporre di Forze armate concretamente in grado di apprestare una pronta, efficace ed affidabile difesa militare dello Stato (1).

(1) Il divieto per i militari, sancito dall’art. 1475, comma 2, del Codice militare, di costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali, si pone in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con la Carta sociale europea, come interpretate dalla Corte di Strasburgo.

Il comma 2 dell’art. 1475 del Codice militare prevede che “i militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali”. Il principio di diritto chiaramente affermato dalle pronunce della Cedu (Matelly c. Francia; Adefdromil c. Francia) è, invece, di segno radicalmente opposto: la restrizione dell’esercizio del diritto di associazione sindacale dei militari non può spingersi sino alla negazione della titolarità stessa di tale diritto, pena la violazione degli artt. 11 e 14 della Convenzione.

La Sezione ha poi rilevato che la disposizione dell’art. 5, terzo periodo, della Carta, laddove rimette alla legislazione nazionale di determinare il “principio dell’applicazione delle garanzie” sindacali ai militari nonché la “misura” di tale applicazione, intenda evocare un nucleo essenziale – certo ristretto, limitato e circoscritto – di libertà sindacali che non può non essere riconosciuto anche a favore di tali categorie di lavoratori: ne consegue che una norma nazionale che, come l’art. 1475, comma 2, d.lgs. n. 66 del 2010, privi in radice i militari del diritto di “costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali” si pone in contrasto con tale disposizione di diritto internazionale convenzionale.

Il Consiglio di Stato ha, infine, richiamato anche il potere della Corte costituzionale di adottare “controlimiti” all’efficacia interna di norme europee, cioè di ritenere che norme interne volte ad assicurare la “coesione interna e la neutralità delle Forze armate” non possono venir meno per contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, se poste a presidio di valori fondamentali della Costituzione, tra i quali è la difesa dello Stato.

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