Lettera aperta al Ministro della Difesa sul processo di sindacalizzazione in atto

La sindacalizzazione dei Corpi di Polizia ad ordinamento militare e delle Forze Armate, in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2018, sta generando un epocale cambiamento che, riguarderà nel concreto i cittadini in divisa sui quali si avrà l’applicazione materiale del cambiamento in atto, e, dal punto di vista meta-giuridico, sta generando uno stimolante dibattito che vede impegnati in prima linea coloro i quali sono stati, a vario titolo, precursori di questo processo di cambiamento epocale che si preannuncia complesso.

Nonostante la consapevolezza delle difficoltà che ha caratterizzato storicamente questo processo democratico con resistenze e forme di ostracismo, sono diversi i promotori che a seguito della recente sentenza della Corte hanno avviato l’istruttoria per ottenere l’autorizzazione preventiva da parte del Ministro della Difesa (con riguardo alla GdF, il Ministro dell’Economia) per la costituzione di organizzazioni sindacali, nella piena consapevolezza che il processo di cambiamento porterà con sé un corredo di positività di cui beneficeranno sia le Amministrazioni sia il personale.

Si tratta tuttavia, di accompagnare questo processo di innovazione nella sua fase transitoria, in aderenza alla sentenza della Corte Costituzionale, sino all’avvio e conclusione del necessario iter legislativo, dove sarà il Parlamento a statuire gli elementi di dettaglio per la corretta applicazione dei principi di libertà sindacale.

L’impegno da profondere in questi delicati momenti preliminari all’approvazione della legge ordinaria, richiederà grande spirito di sacrificio e dedizione istituzionale, nell’interesse non solo delle collettività che saranno direttamente interessate al cambiamento, ma anche della generalità dei cittadini… perché “l’amministrazione pubblica” che “si informa allo spirito democratico della Repubblica” ha già realmente compiuto il primo passo verso l’utilità sociale.

Sulla spinta di questi alti e profondi auspici, i promotori delle costituende Organizzazioni sindacali sotto-riportate, hanno deciso di dare vita ad un Laboratorio di confronto dialettico e giuridico, al fine di pervenire ad un corretto processo di sindacalizzazione del personale delle FFAA e delle Polizie ad ordinamento militare, in attuazione della sentenza 120/2018 della Corte Costituzionale.

Il “Laboratorio” sarà libero ed aperto a tutti coloro che hanno presentato, in qualità di promotori, una richiesta di preventivo assenso per la costituzione di un’organizzazione sindacale nel mondo militare ed a tutti coloro che vorrano dare un contributo d’idee particolarmente qualificato.

Eventuali contributi d’idee o proposte potranno essere fatte pervenire al seguente indirizzo mail: laboratoriodirittisindacali@gmail.com

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Con queste premesse, in data 22 ottobre u.s., è stata inviata al Ministro della Difesa, dai promotori di quattro organizzazioni che hanno richiesto il nulla-osta per costituirsi come struttura sindacale,  la sottonotata lettera inerente il processo di sindacalizzazione in atto nel mondo militare e dei finanzieri.

 

Lettera aperta inviata al Ministro della Difesa

Signora Ministro,

abbiamo avuto modo di leggere attentamente le direttive esplicative emanate a firma del suo Capo di Gabinetto, con le quali ha inteso disciplinare le linee guida alle quali dovranno attenersi le costituende associazioni sindacali nel mondo militare.

Al riguardo, manifestiamo le nostre ragionevoli perplessità, basate sul diritto, nei confronti di alcune delle scelte operate in questa fase di cambiamento epocale, in quanto, a nostro avviso, rischiano di limitare la portata della Sentenza 120/2018 della Corte Costituzionale, ossia il “vero” diritto di organizzazione sindacale, pur con i limiti dettati dalla stessa Corte e rischiano di snaturare in radice i principi fondamentali tipici delle organizzazioni sindacali.

Pur consapevoli di quanto dichiarato dalla Corte Costituzionale nella motivazione delle sentenza, riteniamo comunque che assoggettare ad autorizzazione preventiva la costituzione di organismi sindacali rischia di tradursi in una profonda lesione della libertà sindacale, vietata, tra l’altro – in assenza di una specifica legge ordinaria che ne sancisca l’opportunità – dalla Convenzione 87 OIL, ratificata, oltretutto, dall’Italia.

Lo è ancor di più voler entrare nelle autonome prerogative organizzative di un sodalizio costituito su base democratica, a maggior ragione se di carattere sindacale ed operante in aderenza alle norme del codice civile.

Riteniamo che l’attuale formulazione della circolare possa aprire un precedente unico nella storia sindacale di questo Paese, risultando potenzialmente limitativa della funzionalità delle nascenti organizzazioni sindacali che, in tal modo, si vedono, per la prima volta in questo Paese, assoggettate a controlli esterni.

L’individuazione di limiti e condizioni, ancorché condivisibili in alcuni casi (vedasi il divieto di sciopero) non può sostanziarsi in un “confinamento” di una amplia platea di cittadini lavoratori – seppur militari – in un angolo della società, separandoli, di fatto, dal corpus sociale e con un inevitabile ed ingiustificato detrimento dei princìpi costituzionali.

Come è noto, il primo comma dell’art. 39 della Costituzione, infatti, prevede che “l’organizzazione sindacale è libera” e la non attuazione, lungamente e consapevolmente dibattuta, del secondo, terzo e quarto comma del prefato articolo, ha fatto si che fino ad oggi tutti i sindacati, compresi quelli delle Polizie ad ordinamento civile, operassero come “Enti di fatto”, ovvero associazioni “non riconosciute” soggette esclusivamente alla disciplina degli artt. 36 e seguenti del Codice Civile.

Previsioni, che si sostanziano semplicemente nell’adottare statuti a base democratica, con i quali dotarsi di regole proprie di funzionamento.

La convenzione OIL 87, peraltro, prevede che “le Autorità pubbliche devono astenersi da qualsiasi intervento tale da limitare questo diritto (…..sindacale) o da ostacolarne l’esercizio legale.”

In altre parole, riteniamo fermamente, che le direttive che il Ministero della Difesa ha inteso ad oggi impartire, non vadano esattamente nella direzione propria tracciata dalla Corte Costituzionale e corrano il rischio di far arretrare, invece, la portata della sentenza, senza rispecchiare, peraltro, le forti aspettative sui diritti riconosciuti al personale militare.

Ci sembra, infatti, che ci si stia avviando verso una sorta di rivitalizzazione e rafforzamento dell’attuale rappresentanza militare, che possa trovare il suo improponibile epilogo nella legge che il Parlamento dovrà approvare o nella direzione di creare un surrogato della libertà sindacale che il giudice delle leggi, con sentenza 120/18 ha inteso, invece, riconoscere realmente al personale militare, seppur con alcuni ragionevoli limiti operativi (non organizzativi) che condividiamo appieno.

Prevedere con circolare Ministeriale un parere obbligatorio e circostanziato da parte dei vertici militari e persino una rieleggibilità alternata, nonché la durata dei mandati di coloro che saranno chiamati ad avere incarichi direttivi nelle nascenti OO.SS., fa correre il rischio di porsi contro il principio di autodeterminazione democratica e della potestà propria delle associazioni sindacali, di dotarsi di libere regole di funzionamento, tipico della libertà sindacale.

Questo orientamento insolito, infatti, rischia di riproporre formule già esistite nell’Istituto della Rappresentanza Militare, che hanno reso la stessa aprofessionale e deresponsabilizzante nei confronti degli iscritti/rappresentati.

Riteniamo, ovviamente, naturale e proficuo, un ricambio nelle cariche apicali delle organizzazioni, ma che ciò debba avvenire solo tramite un processo democratico elettivo interno alle stesse, in linea con la normativa vigente per tutte le organizzazioni sindacali già esistenti.

Nonostante ciò, abbiamo cercato di adeguarci, tuttavia, agli indirizzi forniti, ma auspichiamo, ovviamente, un necessario riavvicinamento, da parte del Suo Dicastero, a questo nostro orientamento, peraltro supportato da illustri accademici, anche a seguito di un incontro con i “portavoce” delle nascenti organizzazioni che hanno prodotto richiesta di “preventivo assenso”, nella certezza che interpretazioni difformi o restrittive possano diventare fortemente improduttive e dannose per l’avvio e per il consolidamento di questo processo democratico.

Riteniamo, pertanto, un dovere morale avviare un proficuo dibattito/confronto al fine di rideterminare una lettura non giuridicamente esorbitante rispetto ai limiti espressi nella sentenza del Giudice delle leggi ed al diritto sindacale vigente.

Siamo fermamente convinti, peraltro, che in una fase epocale di innovazione, come quella che il mondo militare ed i Finanzieri si trovano a vivere in questo particolare momento, bisogna stimolare ed agevolare, tra l’Autorità politica di riferimento, i Vertici delle Amministrazioni e coloro che, come noi, si sono assunti l’onere e l’onore di essere i precursori del cambiamento, un dialogo costante e proficuo con l’intento comune di facilitare, con alto senso di responsabilità, questo mutamento in atto, nell’esclusivo interesse di tutti i lavoratori con le stellette.

Continuiamo a confidare nella coerenza dei Suoi intenti e del Suo agire quotidiano, fortemente espressi anche all’alba del suo mandato con le conseguenti azioni di indirizzo regolamentare ed amministrativo ed auspichiamo di poterLa incontrare al più presto, nella piena consapevolezza dell’importanza di un sereno ed ampio confronto, in questo momento di forte innovazione democratica.

Roma 22 Ottobre 2018

Promotori SINAFI (Sindacato Nazionale Finanzieri) PEC: s851171@gpec.telecompost.it

Promotori FLM (Federazione Lavoratori Militari) PEC: giuseppe.definis@legalmail.it

Promotori SAM (Sindacato Autonomo dei Militari) PEC: leonardo.bitti@pec.it

Promotori Libera Rappresentanza MAIL: marcovotano@hotmail.it

 

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