La tematica dei padri separati……….soprattutto nelle Forze di Polizia

La materia dei padri separati è diventata, ormai da diversi anni, molto complessa e peraltro con risvolti di carattere economico e sociale di particolare rilevanza.

Nel Lazio, il tentativo di  risolvere  la problematica o semplicemente di attenuarla, vede una luce molto tenue.

Il 10 Agosto 2016, infatti, è stata approvata la legge regionale n.11 denominata “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio” (http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=leggiregionalidettaglio&id=9293&sv=vigente ).

La legge in parola, come si desume dalla sua lettura,  all’’art. 2 delinea le finalità dell’intervento ponendo la centralità della persona al fine di garantire le pari opportunità e riguarda una grandissima platea di persone ed un elevato numero di servizi, ma purtroppo non tratta specificatamente la grande questione di un sostegno dedicato ai padri separati.

Secondo l’Istat, il Lazio è seconda solo alla Lombardia come numero di separazioni, 9764, con una media di 40,8 separazioni ogni 100 matrimoni. Sul fronte dei divorzi la situazione non cambia, la stessa si conferma al secondo posto con 5173 matrimoni che finiscono definitivamente (21,8 ogni 100 matrimoni).

Sembra che siano circa 15.000 i figli coinvolti, di cui 11.000 sono minori.

Numeri rilevati nel 2007 che oggi, probabilmente, devono essere rivisti al rialzo.

Un eventuale proposta di legge in tal senso, pertanto, dovrebbe prevedere un “giusto aiuto” al coniuge che deve cercare una nuova casa: il genitore in difficoltà, infatti, finisce per non poter svolgere il proprio ruolo genitoriale. Anche semicemente cucinare, aiutare il figlio nei compiti o dormire insieme possono essere preclusi a chi non ha un luogo per dimorare abitualmente  (https://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_novembre_11/padri-separati-legge-de-leo-1804146874509.shtml ).

In merito, una particolarità della problematica, riguarda la fattispecie dei padri separati nelle Forze di Polizia.

Essere padre separato o divorziato “in divisa”, nel nostro Paese, infatti, fa scivolare in una condizione sociale veramente difficile.

Indigenza e condizioni debitorie, peraltro, se non sono consoni per chiunque, figuriamoci se possono essere confacenti al decoro che richiedono lo status e le peculiari funzioni degli appartenenti ai vari ruoli delle Forze di Polizia.

Occorre predisporre, pertanto, strumenti legislativi e misure di sostegno idonee e mirate affinché questi uomini possano essere sottratti da una condizione di vita estremamente disagevole, dalla quale troppo spesso difficilmente escono indenni, anche sotto il profilo psicologico.

Le condizioni economico-sociali che devono affrontare gli appartenenti alle Forze di Polizia, non a causa della crisi economica come spesso è ricorrente affermare, ma a seguito dell’impoverimento del potere di acquisto dei loro stipendi, si aggravano in modo esponenziale al verificarsi di separazioni coniugali o veri e propri divorzi, con conseguente “abbandono dell’abitazione”.

Dopo anni passati a costruirsi una propria dimensione familiare, gli effetti di un divorzio sono devastanti ed i malcapitati si trovano spesso impossibilitati, in conseguenza degli oneri economici che sono chiamati ad affrontare in ragione della corresponsione degli assegni alimentari e delle ulteriori spese connesse, a fronteggiare ulteriori costi per l’affitto di un’abitazione, per l’arredo della stessa e per il pagamento delle utenze.

Molto importante, quindi, è comprendere la difficoltà di un lavoro riconosciuto per la “specificità” dello stesso; dalla particolarità di funzioni (quindi responsabilità e serenita’ anche di giudizio), impiego in ambiti non certo agevoli e trasferimenti in varie sedi d’Italia. La maggior parte degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, infatti, non risiede nel luogo di nascita o della famiglia d’origine e, pertanto, si trova in luoghi dove devono ricostruirsi una vita sociale esterna completamente nuova, senza poter contare, al bisogno, dell’aiuto familiare. se e’ vero che per i padri separati delle forze di Polizia c’è la possibilità di fruire di stanze all’interno delle Caserme, ove esistenti e disponibili, e’ altrettanto vero che per regolamento non è possibile ospitare i propri figli oppure condurvi una normale condizione di vita. Quindi, l’unica possibilità di potersi “riprendere una vita decorosa” è solo quella di recarsi all’esterno e sostenere un affitto di stanze o mini appartamenti. In assenza di politiche di sostegno per coloro che versano in una condizione economica di per sé già mortificata dall’adempimento degli obblighi che una separazione che molto spesso troppo cinicamente impone,  il passo verso il baratro è molto vicino.

E’ costante, infatti, il rischio dell’indigenza e con esso il naturale sviluppo di patoligie rilevanti legate alla depressione.

Per non parlare poi del rischio elevato di cedere alla tentazione di commettere atti corruttivi, dettati dallo stato di necessità che, ovviamente, dalla propria volontà.

Delle soluzioni praticabili che possano attenuare il fenomeno vanno ricercate a tutti i costi.

La Regione Lombardia, ad esempio, ha approvato un sostegno abitativo per l’integrazione del canone di locazione a favore di tutti i coniugi separati o divorziati  (http://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/f7b2978f-0247-4604-94cc-2ee7dcf9b67f/Decreto+n.+7145+del+17.05.2018.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=f7b2978f-0247-4604-94cc-2ee7dcf9b67f).

I coniugi legalmente separati o divorziati, in condizioni di disagio, che a seguito di provvedimento giudiziario perdono la disponibilità della casa di famiglia, perché assegnata all’altro coniuge, possono partecipare ai bandi per l’assegnazione di un alloggio pubblico. Il regolamento regionale 7/2015  “Modifiche al regolamento regionale 10 febbraio 2004 n.1“, infatti,   riconosce ai genitori legalmente separati o divorziati un punteggio equiparato a quello riconosciuto ai “richiedenti” sottoposti a procedure di sfratto.

Anche altre Regioni si sono mosse per far emergere una reale difficoltà sociale per chi versa in tali condizioni, come ad es. la Liguria (https://www.ami-avvocati.it/la-prima-legge-che-tutela-i-padri-separati/ ) o il Comune di Bologna (https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/politica/17_novembre_23/bologna-comune-case-padri-separati-adde44b8-d044-11e7-8b14-5fe28be65572.shtml?refresh_ce-cp ), ma rispetto al fenomeno le iniziative appaiono come una goccia nello stagno.

In conclusione, si ritiene che la via percorribile e proficua posa essere quella già avanzata dalla Regione Lombardia, che prevede sussidi annui ai richiedenti, ma tenendo conto, soprattutto, della particolare condizione di coloro che non hanno altri familiari in Regione o svolgono un tipo particolare di lavoro, come ad esempio gli appartenenti alle forze di polizia

E’ evidente che la tematica dei padri separati rappresenta un’emergenza sociale per la quale vanno ipotizzate al più presto, da parte della classe politica e dalle Amministrazioni, delle valide forme di sostegno.

Marco Roda

Incaricato nazionale per lo sviluppo delle politiche statutarie

dell’Associazione Sicurezza Cum Grano Salis

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