Riposi giornalieri ex artt 39 e ss. del D.Lgs. 151 del 26.03.2001, Testo unico della maternità e paternità;

Con propria delibera n. 01/271/11°, in data 14 Marzo u.s. il Consiglio Centrale di Rappresentanza della Guardia di Finanza ha chiesto al Comandante Generale alcuni chiarimenti in merito ai riposi giornalieri ex artt 39 e ss. del D.Lgs. 151 del 26.03.2001, Testo Unico Maternità e Paternità.

RISPOSTA DEL COMANDANTE GENERALE

Come noto, il D.Lgs. n. 151/2001, all’articolo 39 e seguenti, stabilisce che il datore di lavoro debba concedere alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, dei periodi di riposo retribuiti, anche cumulabili durante la giornata.

Detto beneficio è riconoscibile anche al padre lavoratore:

  1. nel caso in cui i figli siano affidati a quest’ultimo;
  2. in alternativa alla madre lavoratrice dipendente, laddove questa non se ne avvalga;
  3. qualora la madre non sia lavoratrice dipendente;
  4. in caso di morte o grave infermità della madre.

Al riguardo, nell’ipotesi di madre non lavoratrice, l’I.N.P.S.:

  • dapprima, con circolare n. 112/2009, ha riconosciuto al padre lavoratore dipendente il diritto a fruire dei riposi in argomento a condizione dell’oggettiva impossibilità della madre casalinga di dedicarsi alla cura del neonato;
  • successivamente, con circolare n. 118/2009, riprendendo un’interpretazione di maggior favore elaborata dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, a sua volta basata su un orientamento giurisprudenziale ormai superato (Consiglio di Stato, sentenza n. 4293 del 9 settembre 2008), ha riconosciuto tale diritto al padre lavoratore senza eccezioni e indipendentemente dalla sussistenza di comprovate situazioni che determinino l’oggettiva impossibilità di accudire il bambino da parte della stessa madre;

In relazione ai possibili dubbi interpretativi derivanti dall’impostazione esegetica sub 2.f., tenuto anche conto del divieto di adozione di provvedimenti volti all’estensione di decisioni giurisdizionali aventi forza di giudicato, o comunque divenute esecutive, in materia di personale delle amministrazioni pubbliche (sancito legislativamente dal combinato disposto dell’articolo 1, comma 132, della L. n. 311/2004 e dell’articolo 41, comma 6, del D.L. n. 207/2008, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 14/2009), è stata interessata l’Avvocatura Generale dello Stato, la quale ha reso noto che la tematica è stata definitivamente chiarita dalla recente sentenza n. 4993 del 28 settembre 2017 del Consiglio di Stato, con cui l’Alto Consesso ha:

  1. precisato che, in linea di principio, non spetta al padre lavoratore con madre casalinga il beneficio invocato, in quanto “se la madre è casalinga, un genitore strutturalmente è presente in casa, con ciò soddisfacendo in radice quei bisogni cui l’istituto dei riposi, quale misura ausiliativa a favore (non dei genitori, ma) del bambino, è preordinato”;
  2. ritenuto, in via d’eccezione, che il permesso possa essere riconosciuto al lavoratore padre qualora “la madre sia casalinga ma, per specifiche, oggettive, concrete, attuali e ben documentate ragioni, non possa attendere alla cura del neonato”.

A tale indirizzo interpretativo sono risultate del tutto conformi le disposizioni di prassi sulla specifica forma di assenza dal servizio già adottate dal Corpo con la circolare n. 120000/105 datata 23 giugno 2014.

Ciò posto, con circolare n. 391129/P datata 29 dicembre 2017 è stata diramata ai Comandi di I e II livello la sentenza del Consiglio di Stato sub 3., ai fini dell’orientamento dell’azione amministrativa e dell’adozione delle pertinenti motivazioni in conformità ai principi giurisprudenziali ivi espressi, che hanno chiarito l’esatta sfera di operatività delle norme in questione.

 

 

 

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