Italia Oggi.it:Il capo dei Cc non deve essere Cc

Ma deve provenire dalle fila dell’esercito per prevenire le lotte fra le varie cordate

Italia Oggi.it:Il capo dei Cc non deve essere Cc

La riforma di 20 anni fa fu sbagliata su questo punto
di Domenico Cacopardo 

Pubblicato su Italia Oggi del 23 Febbraio 2018

La vena di follia e di irresponsabilità presente in molti, quasi tutti, i discorsi e i programmi elettorati, nei colpi bassi che si scambiano partiti e uomini dei partiti (a partire dallo specialista Luigi Di Maio) sembra che sia ormai un male endemico della società italiana, una caratteristica del nostro «Zeitgeist», lo spirito del tempo. Non bastano infatti le deludenti, spesso squallide, esternazioni dei politici, ci vogliono anche gli attacchi duri degli opposti estremismi e, infine, il ludibrio che sta sommergendo alcuni esponenti dell’Arma dei carabinieri, una volta «nei secoli fedele».

C’è un equivoco da cui va sgombrato il campo. Esso riguarda e coinvolge le organizzazioni antifasciste, quelle votate alla tutela dei valori della Resistenza. La loro mobilitazione contro le attività squadristiche di Forza Nuova e di Casa Pound è del tutto legittima, direi doverosa, se colpisse allo stesso modo le inqualificabili aggressioni delle bande dell’antagonismo, asserragliate negli edifici occupati e beneficiarie dell’indulgenza colpevole di amministrazioni comunali e di organi della pubblica sicurezza. Oggi, sul campo, non c’è più distinzione di valori e di ragioni: gli uni e gli altri, per opposte visioni, usano i metodi peggiori, quelli che l’Italia ha già sperimentato dopo il 1918 e che, in fin dei conti, hanno favorito l’instaurazione della dittatura fascista, quella che ci ha condotto a tre guerre, l’ultima mondiale e devastante.

Se Gianpaolo Pansa ha raccontato le atrocità del fronte partigiano dell’osservanza comunista e se tutto ciò non ha inficiato il valore della lotta di popolo manifestatasi nella Resistenza, una feroce guerra civile, non si può oggi distinguere tra i violenti di destra e quelli di sinistra.

La democrazia è il sistema istituzionale che l’Italia ha scelto nel 1948. E, a parte la crisi del 1960 (governo Tambroni), ha sempre tutelato le libertà civili e politiche. Messa in discussione dalle Brigate rosse («I compagni che sbagliano», nell’infelice definizione di Botteghe Oscure), ha saputo difendersi, affidando la lotta al terrorismo a Carlo Alberto Dalla Chiesa, l’uomo non onorato abbastanza che l’ha vinta e che, alla fine, ha pagato con la vita propria e della moglie la sua fedeltà alle istituzioni. Un carabiniere, in sostanza dotato di pieni poteri, esempio di custode dei valori democratici.

E questo discorso viene bene per scrivere qualcosa sul maggiore Gianpaolo Scafarto e sui suoi sodali. Allo stato, le accuse formulate nei suoi confronti delineano il quadro di una cospirazione nei confronti del presidente del consiglio e dei vertici dell’Arma dei carabinieri.

Occorre dire che la ventennale riforma di questa splendida istituzione, alla quale vent’anni fa, ho personalmente collaborato, si è rivelata un errore. È un fatto che, da quando il comandante dell’Arma proviene dall’Arma stessa, si sono create le condizioni per la creazione di cordate che, talora, si sono combattute con ogni mezzo. Quando il comandante proveniva dall’Esercito e la carriera degli ufficiali dei carabinieri si arrestava al grado di generale di divisione, c’era una sorta di rassegnata accettazione del destino che imponeva a un estraneo di capeggiare l’organizzazione, risolvendo, da terzo, eventuali contrasti personali e operativi.

Scafarto dimostra, si vera sunt exposita (se ciò che viene raccontato dalle cronache risponde al vero), che una vicenda giudiziaria, anche rilevante, può essere distorta in danno di personaggi della politica e dei vertici dell’Arma, se sgraditi a chi guida dal punto di vista investigativo la vicenda stessa.

E mostra altresì la distorsione del mestiere di giornalista, quando si diventa acriticamente il microfono di suggestioni e spiate.

Suggestioni e spiate che non sono né possono essere manifestazione del senso di giustizia, ma delazioni, più o meno false, volte a mutare i meccanismi con i quali vengono stabilite le responsabilità direttive dell’Arma o di qualsiasi organizzazione dello stato. Che se ne occupino Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo è una garanzia per il conseguimento di una convincente verità giudiziaria.

Fonte:    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2249208&codiciTestate=1&sez=giornali&testo=Carabinieri&titolo=Il%20capo%20dei%20Cc%20non%20deve%20essere%20Cc

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