Repubblica.it. Uranio, Commissione: “Inadeguate norme sicurezza militare e negazionismo: risultato devastante”

Repubblica.it. Uranio, Commissione: “Inadeguate norme sicurezza militare e negazionismo: risultato devastante”

Criticità hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i lavoratori militari”. Relazione approvata ma contestata dallo Stato Maggiore della Difesa: “Accuse inaccettabili”

di ALBERTO CUSTODERO

ROMA – È ora di ammettere che l’uranio impoverito può essere la causa di tumori. È questa la conclusione cui è giunta la quarta Commissione costituita nella storia del Parlamento italiano per indagare sulle complesse questioni che concernono l’utilizzo dell’uranio impoverito, la cui relazione finale è stata approvata con 10 voti favorevoli e due contrari. Come ha riferito il presidente Gian Piero Scanu, i due contrari sono stati Elio Vitodi Forza Italia e Mauro Pili del gruppo misto.Donatella Duranti, vicepresidente della Commissione: “Una maggioranza molto larga, indice del metodo che abbiamo usato in questi due anni, della più ampia condivisione. E ponendoci con grande onestà intellettuale di cui pensiamo di essere portatori”.

• IL NESSO DI CAUSALITÀ TRA URANIO E PATOLOGIE
Le “reiterate sentenze della magistratura ordinaria e amministrativa”, si legge nella relazione conclusiva, hanno “costantemente affermato l’esistenza, sul piano giuridico, di un nesso di causalità tra l’accertata esposizione all’uranio impoverito e le patologie denunciate dai militari o, per essi, dai loro superstiti. Per l’uranio è stato altresì riconosciuto sul piano scientifico, con la Tabella delle malattie professionali Inail approvata nel 2008, il nesso causale per la nefropatia tubolare”.

• STATO MAGGIORE DIFESA: “RESPINGIAMO INACCETTABILI ACCUSE”
Le conclusioni della Commissione sono contestate dallo Stato Maggiore della Difesa, richiamandosi anche all’improvvisa dissociazione di uno dei periti consultati dall’organismo di inchiesta parlamentare. “Anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal professor Giorgio Trenta – si legge nella nota – le forze armate respingono con fermezza le inaccettabili accuse”.

Lo Stato Maggiore ribadisce che “le Forze Armate italiane mai hanno acquistato o impiegato munizionamento contenente uranio impoverito. Tale verità è emersa ed è stata confermata anche dalle commissioni tecnico-scientifiche ingaggiate dalle quattro Commissioni parlamentari che, dal 2005 ad oggi, hanno indagato su tale aspetto” con “centinaia di ispezioni in siti militari, in aree addestrative e poligoni”.

• IL PROFESSOR TRENTA SMENTISCE LA COMMISSIONE
Da parte sua, il professor Giorgio Trenta, subito dopo l’approvazione della relazione, ha dichiarato: “Non ho mai detto che l’uranio impoverito è responsabile dei tumori riscontrati nei soldati. Le mie affermazioni sono state travisate”. “Il presidente della Commissione – ha spiegato Trenta – cita una perizia in cui affermavo che l’uranio al massimo poteva essere il mandante, non l’esecutore materiale”.

“Io parlavo di un militare che lavorava in un campo di atterraggio e decollo degli aeroplani che portavano le bombe all’uranio depleto in Kosovo che aveva una pista in terra battuta. Quindi quando gli aeroplani atterravano facevano un polverone, e questo faceva sì che inalasse microparticelle ma non di uranio, ma del materiale che stava nella pista”. “Tutte le agenzie internazionali, a partire dall’Oms, hanno sempre escluso una responsabilità dell’uranio impoverito – ha insistito Trenta -. Nessuno l’ha mai provata”.

• SCANU: “NON SI CAPISCE PERCHÈ TRENTA NEGA CIÒ CHE CI HA DETTO”
La replica è affidata al presidente della Commissione, il deputato dem Gian Piero Scanu, che ricorda come le affermazioni del professore Trenta sull’uranio siano depositate in una sua perizia giurata presso la Corte dei Conti dell’Abruzzo. Nell’audizione in Commissione, il 23 marzo 2016, “gli fu chiesto due volte se confermava quel testo e non ne negò la paternità. Non si riesce a capire per quale motivo ora il professore voglia negare ‘la responsabilità di tali proiettili nel generare le nanopolveri che sono la vera causa di molte forme tumorali'”.

Contro il professore anche Mariella Cao, leader dell’associazione pacifista ‘Gettiamo le Basi’, che da decenni in Sardegna denuncia l’inquinamento ambientale dei poligoni militari e si è costituita parte civile nel processo sui cosiddetti veleni di Quirra. “Conosciamo Giorgio Trenta – ha dichiarato Cao all’Ansa -, nella precedente commissione parlamentare d’inchiesta aveva negato qualsiasi connessione tra il torio e le malattie, sostenendo che il torio non è pericoloso. In quell’occasione il pm Fordalisi aveva sollecitato l’apertura di una indagine a suo carico e trasmesso gli atti in Procura”.

LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE
La relazione della commissione presieduta daScanu (che non sarà ricandidato alle prossime elezioni politiche del 4 marzo) è un vero e proprio cahier de doléances che punta l’indice contro annose inefficienze delle Forze Armate in tema di sicurezza sui posto di lavoro e controlli e vigilanza sulla salute dei soldati, sia in Italia che nelle missioni all’estero”. “Mai più militari morti e ammalati senza sapere perché, mai più una ‘penisola interdetta’”.

• VIGILARE SULLA MISSIONE IN NIGER
La Commissione parlamentare Uranio raccomanda “al prossimo Parlamento di vigilare con il massimo scrupolo sulle modalità di realizzazione della missione” in Niger, “anche per quanto attiene alla valutazione dei rischi, all’idoneità sanitaria e ambientale dei luoghi di insediamento del contingente, alla congruità delle pratiche vaccinali adottate e alle pratiche di sorveglianza sanitaria”.

“Il lavoro della Commissione è stata “un’opera a maggior ragione preziosa, ove si tenga presente che malauguratamente non appaiono sistematici gli interventi della magistratura penale a tutela della sicurezza e della salute del personale dell’Amministrazione della Difesa. Il risultato è devastante”. “Molteplici e temibili” sono per la Commissione “i rischi a cui sono esposti lavoratori e cittadini nelle attività svolte dalle Forze Armate, ma anche dalla Polizia di Stato e dai Vigili del Fuoco”.

I lavori della commissione si concludono con la presentazione di una proposta di legge che prevede, tra l’altro, l’abolizione della giurisdizione domestica: oggi i controlli sono fatti in casa, ovvero i militari controllano se stessi (la cosiddetta giurisdizione domestica). Si arriva addirittura al paradosso che i Rappresentanti dei lavoratori non siano eletti dai lavoratori ma dall’amministrazione. La proposta prevede invece che i controlli siano effettuati da enti terzi con compiti precisi.

• “SCOPERTE SCONVOLGENTI CRITICITÀ NELLE MISSIONI ALL’ESTERO”
“La Commissione d’inchiesta ha scoperto le sconvolgenti criticità che in Italia e nelle missioni all’estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i lavoratori militari del nostro Paese. Desta allarme la situazione dei teatri operativi all’estero: è stata constatata l’esposizione a inquinanti ambientali in più casi nemmeno monitorati. Singolare è, inoltre, la scarsa conoscenza, ammessa dagli stessi vertici militari, circa l’uso in tali contesti di armamenti pericolosi eventualmente impiegati da Paesi alleati”.

“Il risultato è devastante. Nell’Amministrazione della Difesa continua adiffondersi un senso d’impunità quanto mai deleterio per il futuro, l’idea che le regole c’erano, ci sono e ci saranno, ma che si potevano, si possono e si potranno violare senza incorrere in effettive responsabilità. E quel che è ancora peggio, dilaga tra le vittime e i loro parenti un altrettanto sconfortante senso di giustizia negata. Ecco perché in data 15 ottobre 2017 la Commissione ha trasmesso la ‘Relazione intermedia’ al Ministro della Giustizia”.

• IN MARINA 1100 CASI DI TUMORI CAUSATI DA AMIANTO
“Rischi minacciosi gravano persino su caserme, depositi, stabilimenti militari: sia deficienze strutturali (particolarmente critiche nelle zone a maggior sismicità), sia carenze di manutenzione, sia materiali pericolosi. La presenza di amianto ha purtroppo caratterizzato navi, aerei, elicotteri. Tanto è vero che la Commissione d’inchiesta è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate”.

• “PERSONALE DIFESA CATEGORIA DI LAVORATORI DEBOLI”
“Le criticità sono alimentate da un problema irrisolto: l’universo della sicurezza militare non è governato da norme e da prassi adeguate. Restano immutate le scelte strategiche di fondo che attualmente ispirano la politica della sicurezza nel mondo delle Forze Armate. Quelle scelte strategiche che paradossalmente trasformano il personale della Difesa in una categoria di lavoratori deboli”.

• GLI 8 MECCANISMI CHE OFFUSCANO I RISCHI E ‘ASSOLVONO’ I VERTICI
“Questi due anni di investigazioni a tutto campo hanno consentito di fare finalmente piena luce sugli otto meccanismi procedurali e organizzativi che oggettivamente convergono nel produrre il duplice effetto di offuscare i rischi incombenti su militari e cittadini e nel contempo di arginare le responsabilità dei reali detentori del potere.

Primo. I datori di lavoro sprovvisti di autonomi poteri decisionali e di spesa.

Secondo. La vigilanza sulla applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro delle Forze armate è svolta esclusivamente dai servizi sanitari e tecnici della Difesa, i cosiddetti ‘ispettori domestici’. La loro azione si è dimostrata insufficiente.

Terzo. La diffusa inosservanza degli obblighi inerenti alla valutazione dei rischi risulta perfettamente funzionale a una strategia di sistematica sottostima, quando non di occultamento, dei rischi e delle responsabilità effettive.

Quarto. I Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (Rspp) e i Medici competenti (Mc) in alcuni siti sono risultati addirittura assenti.

Quinto. I ‘Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza’ sono  nominati dal datore di lavoro.

Sesto. La crisi del Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari (Cisam), che ha dichiarato la propria incapacità operativa a provvedere a una completa caratterizzazione radiometrica. E del Centro Tecnico Logistico Interforze (Cetli).

Settimo. Un Osservatorio epidemiologico della Difesa scientificamente non accettabile.

Ottavo. Gli importi dei pagamenti delle sanzioni amministrative eventualmente irrogate al personale militare e civile dell’Amministrazione della difesa per violazioni sanzioni sono pagate dallo Stato.

• LA PROPOSTA: “ABOLIRE I CONTROLLORI DI SE STESSI”
“Basilare sarebbe, anzitutto, l’approvazione della proposta di legge-Scanu firmata dalla quasi totalità dei componenti della Commissione, più che mai indispensabile al fine di garantire un’effettiva prevenzione contro i rischi incombenti su militari e cittadini. Le norme ivi contenute rompono il perverso meccanismo della giurisdizione domestica e affidano la vigilanza sui luoghi di lavoro dell’Amministrazione della difesa al personale del Ministero del lavoro”.

“Tra le altre necessità: servizi ispettivi terzi ed efficienti. Una Procura nazionale sulla sicurezza del lavoro, altamente specializzata e con competenza estesa a tutto il Paese. Individuare il datore di lavoro di fatto. Garantire l’autonomia e la competenza degli organi di controllo. Prevedere Rappresentanti dei lavoratori eletti o designati dai lavoratori militari. Urgente anche il superamento dell’Osservatorio Epidemiologico della Difesa e l’affidamento delle indispensabili ricerche epidemiologiche nel mondo militare a un ente terzo e qualificato per coerenza scientifica come l’Istituto Superiore di Sanità”.

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http://www.repubblica.it/cronaca/2018/02/07/news/relazione_commissione_uranio_impoverito_nesso_causale_tra_malattie_soldati_e_nanoparticelle_e_micropolveri_presidente_scanu-188245463/

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