Pubblica amministrazione, licenziato chi commette molestie sessuali. Corriere.it

Corriere.it: Pubblica amministrazione, licenziato chi commette molestie sessuali.

di Valentina Santarpia

Pubblicato il 03 Dicembre 2017

Via dalla Pubblica amministrazione chi «commette molestie a carattere sessuale». La bozza del contratto per gli statali, esplicita e rafforza le sanzioni da infliggere in casi di aggressione di carattere sessuale nei confronti di un collega o una collega: in prima battuta si incappa in una sospensione (fino a un massimo di 6 mesi). Ma se il comportamento si ripete, nell’arco del biennio, scatta il licenziamento. La «pena» massima è prevista se c’è «recidiva» di «atti o comportamenti o molestie a carattere sessuale» o «quando l’atto, il comportamento o la molestia rivestano carattere di particolare gravità».

La misura assume un’importanza cruciale alla luce dei dati sulle molestie sul lavoro. L’ultima indagine Istat, che risale al 2008-2009, rivela che circa la metà delle donne tra i 14 e i 65 anni (10,5 milioni, il 51,8%) hanno subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato come pedinamento, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche. Il luogo di lavoro è – dopo il mezzo di trasporto pubblico e dopo la strada/il mercato il posto dove più frequentemente le donne subiscono molestie: avances pesanti, apprezzamenti, contatti non desiderati, inviti, trovano negli uffici spesso un habitat naturale. Sempre secondo i dati Istati, sono un milione 224 mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, pari all’8,5 per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione.

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